MIO LIBRO

2026.05.23 – BUON GIORNO        FANTASIA!

23 maggio 2026

E il tanto agognato caldo sembra essere arrivato… finalmente un po’ di sollievo anche ai problemi delle bollette per il riscaldamento, tra l’altro già spento da un pezzo.

È da oltre ventisei anni che devo fare “i conti della serva” con ciò che rimane nel portamonete o nel mio sguarnito e squallido conto corrente.

Oggi ho aperto gli occhi svegliandomi con un abbaglio affascinante e quel miraggio l’ho salutato come fosse presente, lì accanto a me.

Non voglio indugiare oltre nella sua descrizione.

So bene che un’illusione è spesso soltanto il frutto dei propri desideri… ma sento anche che mi basterebbe questa semplice evidenza e che, in fondo, non sarebbe poi così gravoso aspettarsi un miracolo.

Buon giorno A… mio, ovunque tu sia.

Così come sei ora, ti immagino felice e complice nei miei sogni di momenti sereni rincorsi nel tempo.

Eppure il ricordo di te non è una fantasia abbandonata.

2026.05.20 – OGGI: SI APPUNTO, OGGI!

Spesso s’incontra il proprio destino nella via che s’era presa per evitarlo. (Jean de La Fontaine)

20 maggio 2026
Ci sono giornate che sembrano identiche a molte altre.
Stessi pensieri.
Stesse domande.
Stesse situazioni che ritornano, quasi senza chiedere permesso.
Eppure, a guardarle bene, non sono mai davvero uguali.
Ogni volta portano con sé qualcosa di diverso:
un dettaglio, una sensazione, una consapevolezza nuova, oppure una ferita che ancora non smette di chiedere attenzione.
Mi domando spesso perché certi eventi continuino a ripresentarsi nella vita di una persona.
Forse non è casualità.
Forse non è nemmeno destino nel senso più assoluto del termine.
Forse alcune circostanze ritornano perché la vita insiste nel volerci mostrare qualcosa che ancora non abbiamo compreso fino in fondo.
Ed è qui che nasce la domanda più difficile:
siamo noi a costruire il nostro cammino oppure esiste già una traccia invisibile che ci precede?
Non ho una risposta definitiva.
So però che gli eventi possono attraversarci senza cambiarci … oppure trasformarci profondamente, a seconda dello sguardo con cui decidiamo di viverli.
Forse il destino non è una strada completamente scritta.
Forse è un intreccio continuo tra ciò che accade e ciò che diventiamo mentre lo attraversiamo.
E allora oggi …
sì, proprio oggi …
comprendo che non sempre posso scegliere ciò che arriva nella mia vita, ma posso ancora scegliere il significato che dare a ciò che resta.


spunti tratti da qui  Aforismario® – Sito di riferimento per tutti gli appassionati di aforismi dal 2009

  • Spesso s’incontra il proprio destino nella via che s’era presa per evitarlo. (Jean de La Fontaine)
  • Il destino ha due modi per distruggerci, negare i nostri desideri o realizzarli.
    Henri-Frédéric Amiel, Diario intimo, 1839/81 (postumo, 1976/94)
  • La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino.
    Sergio Bambarén, Il delfino, 1995
  • l destino fa fuoco con la legna che c’è.
    Alessandro Baricco, Castelli di rabbia, 1991
  • Il destino non è una catena ma un volo.
    Alessandro Baricco, Oceano mare, 1993
  • I destini dell’uomo sono come fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezza, lungo facili percorsi.
    Altri passano attraverso mille difficoltà ma arrivano ugualmente al mare.
    La meta finale è per tutti la stessa.
    Romano Battaglia, Il fiume della vita, 1992
  • Un’antica leggenda cinese parla del filo rosso del destino, dice che gli dèi hanno attaccato un filo rosso alla caviglia di ciascuno di noi, collegando tutte le persone le cui vite sono destinate a toccarsi.
    Il filo può allungarsi, o aggrovigliarsi, ma non si rompe mai.
    Jake Bohm (David Mazouz), in Touch, 2012

 

 

2026.05.17 – NOI SIAMO IL MLNV … E DALL’OMBRA EMERGIAMO!

17 maggio 2026

Ecco chi siamo.
Questo è il simbolo della nostra identità e del nostro sentire.
Dall’ombra del tempo presente emerge il Leone della Patria: saldo, vigile, con la spada tratta, pronto a difendere libertà, dignità e verità.
Lo scudo del MLNV reca l’effige dell’Arcangelo Michele, elevato a simbolo della Polisia Nasionale Veneta, custode di giustizia, protezione e responsabilità verso il Popolo Veneto.

 

Gli aspetti storici e documentali del MLNV sono trattati separatamente nel sito www.mlnv.org

2026.05.15  – A VOLTE GLI INCONTRI PIÙ SEMPLICI SONO QUELLI CHE LASCIANO QUALCOSA DENTRO.

15 maggio 2026

Ieri ho rivisto, quasi per caso, una persona che incontravo spesso abitualmente un tempo, oggi molto meno.
Mi ha colpito il suo sorriso, la spontaneità con cui mi è venuto incontro e il piacere sincero di fermarsi a parlare con me, anche solo per qualche minuto.
In certi momenti si comprende che esistono legami che, nonostante il tempo, conservano intatta una forma di stima, rispetto e umanità reciproca.
È stato davvero bello rivederlo.
E credo sia giusto dirlo.

2026.05.14 – CAMMINARE FA BENE … TI RENDE LBERO.

CAMMINARE FA BENE … TI RENDE LBERO.
14 maggio 3036
Oggi mi è arrivato un quadripode per il sostegno nella camminata.
Spero che, poco alla volta, possa sostituire il deambulatore e permettermi maggiore autonomia e sicurezza nei movimenti, anche all’esterno.
Provandolo, però, mi sono reso conto di quanto mi sia abituato alla sicurezza del deambulatore.
Non voglio scoraggiarmi.
Vorrei usare il meno possibile entrambi questi strumenti, almeno in casa, ma mi rendo conto che resta comunque un rischio, anche per l’assidua presenza di Black che, spesso, mi gira attorno alle gambe insinuandosi tra i miei passi.
Devo sicuramente fare attenzione.
Mi sono accorto che ora rifletto su ogni passo che compio.
Prima era naturale:
camminare, girarmi di scatto, cambiare direzione mentre guardavo altrove.
Adesso non riesco più a farlo.
Devo prestare attenzione, perché rischio di perdere l’equilibrio.
Spero di superare presto questo limite che mi accompagna ormai da quasi un anno, dopo la leggera ischemia che ho subito.
Ma una cosa l’ho capita:
camminare fa bene.
Ti rende libero.

2026.05.13 – STO INVECCHIANDO O MI STO PREPARANDO AL PASSAGGIO…

13 maggio 2026

Oggi ho fatto una riflessione su me stesso.

Mi rendo conto che sto fisicamente invecchiando, e questo mi rende pensieroso, a tratti anche preoccupato.

Al di là dell’incertezza del mio futuro più immediato, mi capita sempre più spesso di interrogarmi su ciò che potrebbe attendermi dopo questa vita.

Recentemente ho riascoltato alcuni messaggi metafonici ricevuti personalmente anni fa e che, forse per timore o prudenza, non volli mai approfondire davvero.
In quei messaggi vi sono voci differenti, talvolta molto nitide, che sembrano parlare quasi sempre di una realtà positiva, serena.

Ma la paura dell’invecchiare, per quanto mi riguarda, non è tanto legata alla morte.

È piuttosto il timore della perdita progressiva dell’autonomia:
delle degenze ospedaliere che ho sempre mal sopportato,
della solitudine,
della difficoltà crescente anche nelle cose più semplici del quotidiano.

Già oggi la deambulazione è diventata faticosa e molte azioni richiedono uno sforzo che un tempo nemmeno avrei notato.

Eppure, nonostante tutto, cerco di restare ottimista.

Qualunque sia il mio destino, voglio restare fedele al mio impegno e a ciò che sono, anche se questo mi è costato molto caro.

Cerco anche di non lasciarmi schiacciare da certe considerazioni colpevoliste con cui, talvolta, altri tentano di condizionare il mio vissuto.

La mia non è stata la strada più facile.
Forse nemmeno la più conveniente.

Ma è stata la mia.

E spero che, prima o poi, questo venga compreso.


Riascoltai questi brevi frammenti molte volte.
Non cercavo una prova.
Cercavo forse conforto, oppure la sensazione di non essere completamente solo e questi sono soltanto alcuni brevi frammenti che ho conservato negli anni.

qui credi è Pio


2017.09.30 – 19,45 – l’impegno in questo porta buoni frutti?

tu sei una voce


amo chi viene qua


parecchio ausilia


2017.10.06 – 12.28 – qualche risultato positivo in tutto questo?
Il primo frammento mi lasciò una strana inquietudine.

c’è una voce che gemne e tu non fai … seguito da un sospiro


poi … di sti mestieri ho speranza

e poi la voce di un’anziana signora, una che abitava vicino a mia zia nella casa d’infanzia di mia madre, veniva a farmi le iniezioni quand’ero bambino, dopo aver fatto bollire la siringa in un pentolino e sembra che dica …

o che bei mestieri.


 

2026.05.05 – RICORDI DI UN’AGGREGAZIONE AL DISTACCAMENTO DELLA POLIZIA STRADALE DI BRESSANONE – BZ (BRIXEN)

RICORDI DI UN’AGGREGAZIONE AL DISTACCAMENTO DELLA POLIZIA STRADALE DI BRESSANONE – BZ (BRIXEN)
anni 80
Fu per me un periodo significativo.
Per la prima volta mi trovavo a svolgere servizi più specifici, quelli che avevo sempre desiderato affrontare davvero, andando oltre l’ordinario.
Il Maresciallo Paolino — credo si chiamasse così — era un uomo corretto.
Un Comandante esemplare, di quelli che non hanno bisogno di alzare la voce per essere riconosciuti.
Una notte ero di servizio in sede.
Gestivo i contatti radio e telefonici quando notai, su un tavolo, un ammasso disordinato di testi operativi.
Li presi e iniziai a sistemarli, uno per uno, in ordine cronologico.
Un gesto semplice.
Il giorno dopo il Comandante se ne accorse.
Mi fece un elogio.
Non era tanto per quello che avevo fatto.
Era per l’attenzione.
Per il modo di stare nel servizio.
E quello, per me, contava.
Ero stato aggregato lì insieme ad altri colleghi della mia compagnia Celere, per coprire il periodo estivo e permettere agli operatori del distaccamento di usufruire delle ferie.
In quei mesi mi ritrovai a fare servizio di pattuglia in autostrada, da Bressanone fino quasi a Verona.
Altre volte operavamo nelle vie del centro cittadino, in un contesto ordinato, preciso, quasi diverso da tutto ciò che avevo conosciuto fino ad allora.
Ho un ricordo nitido di quel periodo.
Un ricordo positivo.
Ma anni dopo, mentre frequentavo il 2° corso per Sovrintendenti presso l’Istituto di perfezionamento per Ispettori di Nettuno, appresi una notizia che mi colpì profondamente.
Proprio quel Maresciallo…
aveva deciso di porre fine alla propria vita, qualche anno prima, proprio nella medesima caserma, dove ora mi trovavo.
Una scelta maturata — così si diceva — a seguito di gravi difficoltà familiari, legate alla perdita di una figlia.
Un dolore che, evidentemente, aveva superato ogni argine.
Fu un colpo.
Perché dietro la figura del Comandante, dell’uomo equilibrato e presente, c’era una sofferenza che nessuno, almeno in quel periodo, aveva colto fino in fondo.
Un episodio che mi è rimasto dentro.
E che, ancora oggi, mi ricorda quanto spesso ciò che vediamo non è mai tutto