5 maggio 2026
Oggi mi sono alzato stanco, dopo una notte insonne.
Una di quelle notti in cui il silenzio pesa, e anche Black sembrava inquieto, come se percepisse qualcosa che a me sfugge.
Inizio questa giornata con un po’ di amarezza, è vero.
Ma non è questo che deve guidarci.
Perché accanto a tutto questo, c’è un’altra realtà.
Una realtà concreta.
In questi giorni ho visto uomini e donne del MLNV arrivare anche da lontano.
Lasciare famiglie, impegni, tempo personale.
E mettersi a lavorare, senza tante parole, per portare avanti qualcosa che sentono come proprio.
Questo conta.
Il MLNV non è fatto di pretese.
È fatto di presenza, responsabilità e continuità.
Il lavoro per la nuova sede non è ancora finito.
Ma quello che si è visto finora è un segnale chiaro:
c’è chi ha scelto di esserci davvero.
E l’esempio, quando è autentico, parla più di qualsiasi parola.
A chi oggi osserva soltanto, dico questo:
questo è il momento in cui si decide da che parte stare.
Non servono gesti straordinari.
Serve presenza.
Andiamo avanti.
Con chi c’è.
MIO LIBRO
2026.04.30 – UNA CONSAPEVOLEZZA NECESSARIA
30 aprile 2026
Anche oggi mi trovo ad assistere a dinamiche che, ormai, non mi sorprendono più.
C’è chi parla, spesso a nome di altri mai identificati.
C’è chi critica, mette in discussione, pretende risposte.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che, troppo spesso, a queste pretese non corrisponde alcun senso di responsabilità.
Si chiede supporto, tutela, attenzione.
Si invoca una Comunità.
Ma poi, nel concreto, manca anche il contributo più semplice.
Non è una questione economica.
Non lo è mai stata.
È una questione di coerenza.
Perché una Comunità non si regge sulle parole.
Si regge sulla partecipazione.
Sulla consapevolezza di farne parte.
E questa consapevolezza non può essere pretesa solo quando serve.
A un certo punto ho capito che non tutto deve essere trattenuto.
Non tutto deve essere giustificato.
Ognuno è libero di scegliere il proprio percorso.
Ma ogni scelta ha un significato.
E definisce, nel tempo, da che parte si è deciso di stare.
2026.04.17 – UNA DECISIONE INATTESA
2026.04.17 – UNA DECISIONE INATTESA
Ieri pomeriggio, intorno alle 16.30, ho ricevuto la telefonata del titolare del sito dove stavo facendo le notti di custodia.
Lo avevo cercato poco prima, avevo bisogno di chiarire alcune cose sul servizio.
Mi ha anticipato lui.
Mi ha detto, in modo semplice, che non c’era più bisogno.
Così. Senza preavviso.
Per un attimo sono rimasto in silenzio, con il telefono in mano.
Una sensazione secca, difficile da definire.
Più che rabbia, una specie di mortificazione.
Poi ho ripensato al servizio.
Alle notti passate lì.
Alla confusione del sito, ai mezzi lasciati aperti, alla poca cura.
A un lavoro che, in quelle condizioni, faceva fatica ad avere un senso.
E allora quella decisione, arrivata così all’improvviso, ha iniziato a pesare meno.
Non come un giudizio su di me.
Ma come la conferma che, forse, lì dentro, non c’era davvero nulla da difendere.

2026.04.17 – FINALMENTE, FORSE UNA NUOVA SEDE PER IL MLNV
17 aprile 2026
Finalmente ho trovato una nuova sede, poco distante da dove sono adesso e con un canone di locazione quasi dimezzato.
Vorrei però pretendere maggiore decisione, almeno da parte delle Cernide, nell’assicurare dagli Autodeterminati il versamento dei € 10,00 mensili.
Quando ho comunicato la disponibilità della nuova sede, tutti si sono dichiarati felici e mi hanno invitato ad accettare subito.
Ma a me questo non basta più.
Voglio un impegno concreto da parte di ciascuno, affinché si assicuri il contributo mensile di ogni autodeterminato di propria competenza.
Vedremo il da farsi.

2026.04.16 – UN’ALTRA IMPENETRABILE NOTTE
16 aprile 2026
Sono al mio posto di servizio, ben quasi un’ora prima del necessario, com’è mia prassi.
La notte è ancora giovane e, dopo una tappa al bar Aurora per un caffè e alcuni stuzzichini per Black, ho salutato Roberta e raggiunto il sito di servizio, che ho subito ispezionato nella sua quasi totalità. Vi erano ancora pochi avventori, che ben presto si sono allontanati con le proprie auto dal sito.
Sono nuovamente da solo, in una notte buia che si prospetta insidiosa anche per la diversa considerazione riservata al servizio di custodia.
In questo sito riscontro spesso poca attenzione ai dettagli del servizio richiesto e una grande confusione nel riporre attrezzature e mezzi di lavoro, spesso lasciati aperti, oppure pallet e suppellettili ancora carichi di materiale, lasciati all’aperto e in balia di eventuali malintenzionati.
Farò ciò che devo, in considerazione di ciò che posso.

2026.04.15 – IL RICORDO DI UN SCELTA MAI FATTA
15 aprile 2026
Ero giovane.
Molto più giovane di quanto credessi.
Era uno di quei periodi in cui cercavo un posto nel mondo.
Dentro di me avevo un’idea chiara: entrare in una comunità religiosa, meno moderna, più essenziale.
Non era una scelta condivisa.
In famiglia trovavo resistenza.
Solo mia madre, ogni tanto, si faceva vedere alla Messa della Comunità.
La cercavo spesso con lo sguardo tra la gente.
Molte volte non c’era.
E quella mancanza la sentivo.
Un giorno Don Adriano mi disse che i miei genitori sarebbero venuti a prendermi, per passare un po’ di tempo insieme.
Non mi sembrava vero.
Quando arrivarono, però, qualcosa non tornava.
Un disagio sottile, difficile da spiegare.
Salimmo in macchina.
Dopo poco mi ritrovai alla Mutua.
Nessuna spiegazione.
Entrai in una stanza.
Uno specialista.
Una donna seduta accanto, che prendeva appunti.
Mi fecero delle domande.
Una in particolare:
“Perché vuoi farti prete?”
Non seppi rispondere.
O forse non volli.
Mi chiusi.
Dentro, però, qualcosa si ruppe.
Mi sentii tradito.
Quelle parole non dette mi rimasero addosso.
Passarono alcuni mesi.
Un giorno mio padre venne a prendermi.
Era tutto già deciso, d’accordo con il mio padre spirituale.
Io mi nascosi in bagno.
Non volevo uscire.
Non volevo andare via.
Ma non servì.
Lasciai la Comunità.
Il giorno dopo ero in fabbrica, tra pelli e rumori.
Così finì.
Non per una scelta.
Ma perché qualcuno, al posto mio, aveva già deciso.
2026.04.14 – IL RICORDO.
14 aprile 2026
Torna alla mente.
Scuote il momento, come un improvviso fulgore che rischiara il presente.
Si riaffaccia alla vita con l’esperienza di ciò che è stato, per qualcuno.
Eppure, se di una verità è altrettanto vero l’opposto,
allora il tempo di allora può mitigare o trafiggere il presente.
Il pascolo della vita offre sempre risorse pregiate,
ma anche amari bocconi.
Il ricordo dell’esperienza vissuta ritorna
come crudele custode
di ciò che eri
e di come, ora, sei diventato.

2026.04.13 – LA FRATTURA E LA PROMESSA … MANTENUTA.
13 aprile 2026
Sono l’una e 20 e questa notte sono nel mio letto, a casa e non al lavoro … stasera ho abdicato per qualcuno che ha bisogno quanto me di arrotondare qualche spicciolo per andare avanti.
Sto finalmente riposando, almeno credo, ma nonostante questo effimero istante di normalità nel profondo del mio animo sono turbato.
Non capisco questa incapacità ad essere contento, appagato dí ciò che sono e forse xchè non ho niente.
Nulla di cui ho la disponibilità è mio, proprio niente, se non la vita per cui sto sopravvivendo da sempre.
Forse è questo il mio destino essere ciò che sono e non ciò che possiedo.
Io sono ciò che ho deciso di essere ed è questa la promessa mantenuta, forse fatta ancora prima della mia nascita.
Ricordo, dopo essere stato destituito una prima volta dalla polizia, mentre ero chiuso nella mia camera, sopraffatto dagli accadimenti, seduto per terra, ho in cuor mio rinnovato tale promessa a Dio.
Profondamente nell’animo ho ritualizzato il mio impegno, ero alla sua presenza, solo e nudo, solo ma senza rimpianto.
Mi tornano in mente una moltitudine di episodi che mi sembra di aver dimenticato, ma che un po’ alla volta stanno emergendo da una foschia che si sta diradando.
La nostalgia di casa, d’infantile memoria, sta tornando a ricordarmi quanto già allora anelavo ad essa.
Perché riecheggiano in me adesso questi frammenti di vita, come mai ora.
Forse perché è adesso che devono emergere e trovare la giusta collocazione anche nel libro che sono spinto a scrivere.
Forse ora ho capito che non posso più limitarmi a sopravvivere dentro un sistema che non riconosco.
Questa consapevolezza mi ha portato a fare una scelta.
Non facile.
Ma inevitabile.
2026.04.10 – SOPRAVVIVERE A SE STESSI
COME SOPRAVVIVO A ME STESSO?
11 aprile 2026
come sopravvivere a se stessi
Oggi ho incontrato il vicino con cui, nei giorni scorsi, avevo concordato un intervento di manutenzione al giardino di casa.
Ha fatto davvero un ottimo lavoro: ha tagliato l’erba, sistemato le siepi, riportando ordine dove ce n’era bisogno.
Sono contento di questa possibilità, nata semplicemente dalla disponibilità di una persona vicina.
E proprio da questo nasce una riflessione.
Mi accorgo che riesco quasi sempre a instaurare buoni rapporti con le persone che incontro.
Rapporti semplici, ma veri.
E, nel tempo, questi rapporti non si perdono: si consolidano.
Penso a luoghi che frequento con continuità.
Al bar Aurora, dove vado da circa un anno: lì ho costruito rapporti cordiali con tutti.
C’è rispetto, c’è confidenza, c’è una forma di riconoscimento reciproco.
Penso anche al bar di Rino e di sua moglie Barbara.
Per me non è solo un posto dove prendere un caffè.
È diventato un punto di riferimento.
Ci vado per incontrarli, per scambiare due parole, anche solo per un saluto.
E allora mi pongo una domanda.
Perché questo equilibrio, questa semplicità nei rapporti, non accade quando incontro persone che mi toccano davvero dentro?
Persone che smuovono qualcosa nell’animo, che fanno nascere una speranza più profonda.
È come se lì qualcosa si interrompesse.
Come se esistesse un limite invisibile che non riesco a superare.
E mi ritrovo a pensare che forse devo accontentarmi.
Non pretendere oltre ciò che la vita sembra concedermi.
Come se una parte più autentica, più profonda, non mi appartenesse davvero.
E allora mi chiedo, con sincerità:
sto vivendo…
o sto semplicemente sopravvivendo a me stesso?
Cosa mi impedisce oggi di vivere fino in fondo ciò che sento?

2026.04.11 – UN INASPETTATO MA FELICE INCONTRO
11 aprile 2026
sono in ufficio dopo un’inaspettato ma felice incontro
Oggi, intorno alle 14:10, mi sono recato in un luogo dove passo spesso.
Un posto abituale, uno di quelli che fanno parte della quotidianità.
E proprio lì, in modo del tutto inaspettato, ho incontrato un amico che non vedevo da mesi.
Da quando ha cambiato lavoro era sparito.
Fino a poco tempo fa lavorava proprio in quel centro, ed era facile incrociarlo, scambiare due parole, condividere anche solo qualche momento di serenità.
Oggi mi ha colpito il suo modo di reagire.
Appena mi ha visto passare nel parcheggio con l’auto, è sceso subito dal suo veicolo e mi è venuto incontro.
Mi ha porto la mano, con un sorriso sincero.
Abbiamo iniziato a parlare come se il tempo non fosse mai passato.
È stato un momento semplice, ma vero.
Mi ha detto che non aveva più il mio numero di telefono, così, ancora una volta, gli ho lasciato il mio biglietto da visita.
Mi ha detto che quel posto resta per lui un punto di riferimento, soprattutto il sabato in tarda mattinata.
Sono contento di averlo incontrato di nuovo.
Ma ciò che mi ha colpito davvero è stato l’entusiasmo con cui mi ha salutato.
Perché, nel mio percorso, ho visto anche altro.
Ho visto persone sparire senza spiegazioni.
Ho visto legami sciogliersi nel silenzio.
Ho visto voltarsi dall’altra parte proprio quando sarebbe bastato poco per restare.
E forse è anche per questo che oggi questo incontro ha avuto un peso diverso.
Perché, in un tempo in cui molti si allontanano senza nemmeno voltarsi indietro,
ritrovare qualcuno che ti viene incontro con un sorriso sincero… non è cosa scontata.
Sono questi piccoli momenti, silenziosi e improvvisi,
che ti ricordano che non tutto si perde.
E che, nonostante tutto quello che è stato,
qualcosa di autentico… rimane.