Tanto par non dismentegarme anca gli auguri dei vostri compleanni … cramenta!

Tanto par non dismentegarme anca gli auguri dei vostri compleanni … cramenta!


NESSUNO E’ SOLO.
INSIEME POSSIAMO EMERGERE DALL’OMBRA.
17 maggio 2026
Ecco chi siamo.
Questo è il simbolo della nostra identità e del nostro sentire.
Dall’ombra del tempo presente emerge il Leone della Patria: saldo, vigile, con la spada tratta, pronto a difendere libertà, dignità e verità.
Lo scudo del MLNV reca l’effige dell’Arcangelo Michele, elevato a simbolo della Polisia Nasionale Veneta, custode di giustizia, protezione e responsabilità verso il Popolo Veneto.
Gli aspetti storici e documentali del MLNV sono trattati separatamente nel sito www.mlnv.org
Oggi ricorrono i 45 anni di matrimonio di mio fratello Paolo e di Clorinda.
Un traguardo importante, costruito nel tempo tra vita vissuta, difficoltà, pazienza e momenti condivisi.
A entrambi rivolgo ancora un sincero augurio, con rispetto e affetto, perché quarantacinque anni insieme rappresentano comunque una parte preziosa della propria storia.
Buon anniversario.
15 maggio 2026
Ieri ho rivisto, quasi per caso, una persona che non incontravo da tempo.
Mi ha colpito il suo sorriso, la spontaneità con cui mi è venuto incontro e il piacere sincero di fermarsi a parlare con me, anche solo per qualche minuto.
In certi momenti si comprende che esistono legami che, nonostante il tempo, conservano intatta una forma di stima, rispetto e umanità reciproca.
È stato davvero bello rivederlo.
E credo sia giusto dirlo.
CAMMINARE FA BENE … TI RENDE LBERO.
14 maggio 3036
Oggi mi è arrivato un quadripode per il sostegno nella camminata.
Spero che, poco alla volta, possa sostituire il deambulatore e permettermi maggiore autonomia e sicurezza nei movimenti, anche all’esterno.
Provandolo, però, mi sono reso conto di quanto mi sia abituato alla sicurezza del deambulatore.
Non voglio scoraggiarmi.
Vorrei usare il meno possibile entrambi questi strumenti, almeno in casa, ma mi rendo conto che resta comunque un rischio, anche per l’assidua presenza di Black che, spesso, mi gira attorno alle gambe insinuandosi tra i miei passi.
Devo sicuramente fare attenzione.
Mi sono accorto che ora rifletto su ogni passo che compio.
Prima era naturale:
camminare, girarmi di scatto, cambiare direzione mentre guardavo altrove.
Adesso non riesco più a farlo.
Devo prestare attenzione, perché rischio di perdere l’equilibrio.
Spero di superare presto questo limite che mi accompagna ormai da quasi un anno, dopo la leggera ischemia che ho subito.
Ma una cosa l’ho capita:
camminare fa bene.
Ti rende libero.
13 maggio 2026
Oggi ho fatto una riflessione su me stesso.

Mi rendo conto che sto fisicamente invecchiando, e questo mi rende pensieroso, a tratti anche preoccupato.
Al di là dell’incertezza del mio futuro più immediato, mi capita sempre più spesso di interrogarmi su ciò che potrebbe attendermi dopo questa vita.
Recentemente ho riascoltato alcuni messaggi metafonici ricevuti personalmente anni fa e che, forse per timore o prudenza, non volli mai approfondire davvero.
In quei messaggi vi sono voci differenti, talvolta molto nitide, che sembrano parlare quasi sempre di una realtà positiva, serena.
Ma la paura dell’invecchiare, per quanto mi riguarda, non è tanto legata alla morte.
È piuttosto il timore della perdita progressiva dell’autonomia:
delle degenze ospedaliere che ho sempre mal sopportato,
della solitudine,
della difficoltà crescente anche nelle cose più semplici del quotidiano.
Già oggi la deambulazione è diventata faticosa e molte azioni richiedono uno sforzo che un tempo nemmeno avrei notato.
Eppure, nonostante tutto, cerco di restare ottimista.
Qualunque sia il mio destino, voglio restare fedele al mio impegno e a ciò che sono, anche se questo mi è costato molto caro.
Cerco anche di non lasciarmi schiacciare da certe considerazioni colpevoliste con cui, talvolta, altri tentano di condizionare il mio vissuto.
La mia non è stata la strada più facile.
Forse nemmeno la più conveniente.
Ma è stata la mia.
E spero che, prima o poi, questo venga compreso.
Riascoltai questi brevi frammenti molte volte.
Non cercavo una prova.
Cercavo forse conforto, oppure la sensazione di non essere completamente solo e questi sono soltanto alcuni brevi frammenti che ho conservato negli anni.
—
qui credi è Pio
2017.09.30 – 19,45 – l’impegno in questo porta buoni frutti?
—
tu sei una voce
—
amo chi viene qua
—
parecchio ausilia
—
2017.10.06 – 12.28 – qualche risultato positivo in tutto questo?
Il primo frammento mi lasciò una strana inquietudine.
—
c’è una voce che gemne e tu non fai … seguito da un sospiro
—
poi … di sti mestieri ho speranza
e poi la voce di un’anziana signora, una che abitava vicino a mia zia nella casa d’infanzia di mia madre, veniva a farmi le iniezioni quand’ero bambino, dopo aver fatto bollire la siringa in un pentolino e sembra che dica …
—
o che bei mestieri.
Questa celebrazione nasce nel periodo fascista per motivi meramente commerciali approfittando della figura della mamma all’epoca considerata il pilastro della civiltà occidentale.
Per lo stato italiano, la festa della mamma come la si intende oggi, è nata a metà degli anni cinquanta legata a motivi di promozione commerciale.
La prima festa della mamma in Italia fu celebrata a Brescia nel 1952 ad opera di Emma Lubian Missiaia, direttrice della Scuola Civica “Angela Contini”.
Un articolo del quotidiano La Notte del 1963, spiegava: «La Festa della mamma, come a molti è nota, trae origine da una consuetudine americana.
Quando nel 1952 la dottoressa Missiaia lanciò l’idea di saggiare anche in Italia la rispondenza delle mamme italiane a una celebrazione che in altri paesi aveva riscosso tanto successo, più di una collega tentò di dissuaderla. La Missiaia che è anche mamma non si arrese.
Andò dal sindaco Boni dal quale ebbe non solo l’approvazione ma anche un tangibile apporto dal Comune.
In quel primo anno cento mamme delle scolare dell’istituto Contini risposero entusiaste e a tutte fu regalata una rosa con un piccolo dono che le stesse scolare avevano preparato»
(tratto d qui)
RICORDI DI UN’AGGREGAZIONE AL DISTACCAMENTO DELLA POLIZIA STRADALE DI BRESSANONE – BZ (BRIXEN)
anni 80
Fu per me un periodo significativo.
Per la prima volta mi trovavo a svolgere servizi più specifici, quelli che avevo sempre desiderato affrontare davvero, andando oltre l’ordinario.
Il Maresciallo Paolino — credo si chiamasse così — era un uomo corretto.
Un Comandante esemplare, di quelli che non hanno bisogno di alzare la voce per essere riconosciuti.
Una notte ero di servizio in sede.
Gestivo i contatti radio e telefonici quando notai, su un tavolo, un ammasso disordinato di testi operativi.
Li presi e iniziai a sistemarli, uno per uno, in ordine cronologico.
Un gesto semplice.
Il giorno dopo il Comandante se ne accorse.
Mi fece un elogio.
Non era tanto per quello che avevo fatto.
Era per l’attenzione.
Per il modo di stare nel servizio.
E quello, per me, contava.
Ero stato aggregato lì insieme ad altri colleghi della mia compagnia Celere, per coprire il periodo estivo e permettere agli operatori del distaccamento di usufruire delle ferie.
In quei mesi mi ritrovai a fare servizio di pattuglia in autostrada, da Bressanone fino quasi a Verona.
Altre volte operavamo nelle vie del centro cittadino, in un contesto ordinato, preciso, quasi diverso da tutto ciò che avevo conosciuto fino ad allora.
Ho un ricordo nitido di quel periodo.
Un ricordo positivo.
Ma anni dopo, mentre frequentavo il 2° corso per Sovrintendenti presso l’Istituto di perfezionamento per Ispettori di Nettuno, appresi una notizia che mi colpì profondamente.
Proprio quel Maresciallo…
aveva deciso di porre fine alla propria vita, qualche anno prima, proprio nella medesima caserma, dove ora mi trovavo.
Una scelta maturata — così si diceva — a seguito di gravi difficoltà familiari, legate alla perdita di una figlia.
Un dolore che, evidentemente, aveva superato ogni argine.
Fu un colpo.
Perché dietro la figura del Comandante, dell’uomo equilibrato e presente, c’era una sofferenza che nessuno, almeno in quel periodo, aveva colto fino in fondo.
Un episodio che mi è rimasto dentro.
E che, ancora oggi, mi ricorda quanto spesso ciò che vediamo non è mai tutto
5 maggio 2026
Oggi mi sono alzato stanco, dopo una notte insonne.
Una di quelle notti in cui il silenzio pesa, e anche Black sembrava inquieto, come se percepisse qualcosa che a me sfugge.
Inizio questa giornata con un po’ di amarezza, è vero.
Ma non è questo che deve guidarci.
Perché accanto a tutto questo, c’è un’altra realtà.
Una realtà concreta.
In questi giorni ho visto uomini e donne del MLNV arrivare anche da lontano.
Lasciare famiglie, impegni, tempo personale.
E mettersi a lavorare, senza tante parole, per portare avanti qualcosa che sentono come proprio.
Questo conta.
Il MLNV non è fatto di pretese.
È fatto di presenza, responsabilità e continuità.
Il lavoro per la nuova sede non è ancora finito.
Ma quello che si è visto finora è un segnale chiaro:
c’è chi ha scelto di esserci davvero.
E l’esempio, quando è autentico, parla più di qualsiasi parola.
A chi oggi osserva soltanto, dico questo:
questo è il momento in cui si decide da che parte stare.
Non servono gesti straordinari.
Serve presenza.
Andiamo avanti.
Con chi c’è.