2 aprile 2026
Siamo in settimana santa.
Venerdì santo.
E mi accorgo che quei giorni, un tempo così importanti, oggi mi scivolano addosso.
Non ho voglia di viverli da solo.
Sono stanco di ritrovarmi solo in Chiesa,
come al ristorante, seduto a un tavolo appartato, mentre intorno la gente ride e festeggia.
O al cinema, da solo, ad aspettare la fine di un film di cui nemmeno ricordo il titolo.
Eppure quella solitudine è ancora qui.
Appiccicata.
Come una catena che non si spezza.
Le occasioni arrivano, poi svaniscono.
Sempre uguale.
Senza lasciare traccia.
Senza un perché.
E allora mi chiedo: perché?
Perché si ripete tutto questo, da anni, inesorabilmente?
Lasciando dietro solo ricordi che non riesco nemmeno più a contenere.
IL MIO BLOG
2026.04.02 – ECCOMI ANCORA QUI NELLA NOTTE

Roberta sorridente e bella ragazza del bar Aurora
Ho iniziato con anticipo il mio servizio notturno … prima tappa al bar Aurora, vicino al sito. All’interno ancora qualche avventore.
Roberta mi serve un caffè, un paio di polpette e un panino alla mortadella: tutto per Black, che mi aspetta in auto.
Mi porto al posto di servizio.
Black mi sfiora l’orecchio da dietro.
Sa già.
Prima dell’inizio del servizio, la sua polpetta.
La temperatura segna otto gradi.
È fresco.
Il cielo è avaro di stelle, ma non piove.
Passa il tempo.
È da poco passata l’una.
Dalla mia posizione controllo l’ingresso principale, nascosto dietro una siepe fiorita, e nello specchio retrovisore tengo d’occhio anche il sito alle spalle.
Sono passate le quattro e la temperatura è ancora ferma a otto gradi.
Nel cielo una luna piena, bianca,
illumina un firmamento scuro, quasi vuoto.
2026.04.01 – NOTTE DI PRESENZA
1 aprile 2026
Alle 23.00 inizio il servizio.
La notte è tranquilla, ma non silenziosa: c’è movimento.
Posiziono il sensore sulla strada di accesso principale.
Poco dopo iniziano ad arrivare i primi giovani.
Entrano a piccoli gruppi, senza fretta.
Altri li seguono.
Poi mezzi che vanno e vengono: auto, scooter, ciclomotori.
Non fanno nulla di particolare.
Ma ci sono.
E il loro continuo andirivieni mi costringe a restare vigile.
Non intervengo.
Osservo.
Mantengo una presenza discreta, senza invadere.
È un equilibrio sottile: esserci, senza farsi sentire troppo.
La notte scorre così, tra controlli silenziosi e attenzione costante.
Nessuna anomalia.
Ma nemmeno un vero momento di distacco.
Alle 05.00 il servizio termina.
Fuori è ancora buio… ma dentro sento il peso di una notte passata a restare presente.
2026.02.01 – CIAO RUFUS … CAGNONE MIO, SONO GIA’ NOVE ANNI.
Oggi è il 1° aprile 2026.
Sono passati 9 anni da quando hai lasciato questa vita terrena.
Ora sei insieme a Furia, che ti ha preceduto, e con cui hai condiviso anni belli accanto a me.
Quanto mi manchi, Rufus…
Ti penso spesso, insieme a Furia e a mio padre.
Chissà cosa state combinando, tutti insieme, nell’aldilà.
Qui, nel frattempo, la vita continua.
Ho fatto operare anche Black: ha ormai 11 anni… e spero possa restare ancora un po’ con me, prima di raggiungervi.
E poi, quando sarà anche il mio momento, sono certo di ritrovarvi…
e di poter continuare, insieme, il nostro vivere felici.
Ciao, cagnone mio

capodanno 2010
2026.03.31 – LA NOTTE BUIA
31 marzo 2026
Inizio il turno di lavoro con l’animo mortificato.
Anche oggi non sono arrivate le risposte che attendevo da giorni;
altre sono giunte, ma approssimative, esigenti, persino esuberanti nelle pretese…
e pensare che erano richieste rivolte con umiltà a persone che ritenevo “amiche”.
Sarà… ma io credo che Dio risponda sempre ai miei bisogni.
A volte in modo inaspettato, persino incomprensibile, ma autentico.
E forse è proprio attraverso queste persone che mi è stata mostrata, con chiarezza, quella aridità d’animo che già avevo intuito.
Il mio sospetto trova così conferma.
Non desidero più stringere la mano
né abbracciare
chi mi considera una risorsa superflua.
La notte è buia,
anche se la luna è bella.
POCHI ANNI DOPO LA DESTITUZIONE DALLA POLIZIA – LA VISITA DEL BEATO FRA CLAUDIO
Di Fra Claudio, frate francescano morto nel 1947 e oggi già Beato, avevo conosciuto la figura attraverso le sue memorie, grazie a monsignor Oreste Nespolo, parroco di Santa Lucia di Piave, confessore del Papa, e anche attraverso mio cugino Claudio, sua madre e un’altra zia, che vivevano in quella stessa parrocchia.
Questa esperienza iniziò una domenica mattina, nelle primissime ore dell’alba.
Fui svegliato da un suono insolito, inaspettato: una suoneria telefonica.
Insolito, perché in casa non avevo telefoni. Aprii gli occhi e intravidi, in penombra, la sagoma di una figura ai piedi del letto.
Era un frate.
Il volto era solo in parte visibile, quasi celato. Compresi più tardi che anche questa era una caratteristica del Beato Fra Claudio: per umiltà, non si lasciava riconoscere pienamente per ciò che era.
Quella presenza non mi incuteva timore. Ero tranquillo. Mi invitò a seguirlo.
Come dentro un sogno lucido, mi ritrovai accompagnato in uno scantinato, o forse in una grotta, dove vi erano alcune persone avvolte in tuniche scure, con cappucci calati sul capo. Di nessuna riuscivo a vedere il volto.
Al centro della stanza vi era un tavolo, e sopra di esso un braciere con un piccolo fuoco acceso.
Fra Claudio, alle mie spalle, allungò il braccio destro e mi indicò una figura proprio davanti a me.
Fissai meglio lo sguardo e, non so come, riuscii a riconoscere quel volto oltre il cappuccio. Era un collega della Polizia, un funzionario, che nel recente passato avevo avuto occasione di rincontrare.
Poco dopo entrò in quel luogo un vecchio, anch’egli vestito di scuro e col capo coperto, ma con il cappuccio portato in modo da lasciare intravedere il volto, segnato dall’età.
Accortosi della mia presenza, mi si rivolse con tono duro, quasi imperioso, e mi disse:
“Ma ancora non ti è bastato?”
Subito Fra Claudio posò una mano sulla mia spalla destra e mi invitò a recitare il Padre Nostro, la preghiera insegnata da Gesù.
La recitammo insieme.
In quell’istante si levò una molteplice lamentela, confusa e crescente, fino a raccogliersi in un grido vibrante:
“No!”
Subito dopo, una fiamma potente si alzò dal braciere e avvolse quei figuri, bruciandoli.
Mi ritrovai all’improvviso di nuovo nel mio letto, scosso per quanto avevo vissuto.
Cercai con lo sguardo il frate che era venuto a visitarmi, ma sentii dentro di me come un’esortazione precisa: andare a Messa.
Quella domenica, il Vangelo parlava proprio di Gesù che insegnava agli Apostoli il Padre Nostro.
Non so spiegare fino in fondo quel collegamento.
So soltanto che, in quel momento, davanti a quella Parola, mi tornò alla mente quella figura, quel nome, quel ricordo.
E sentii che non era stato casuale
POCHI ANNI DOPO LA MIA DESTITUZIONE DALLA POLIZIA – LA SECONDA VISITA DEL BEATO FRA CLAUDIO
A distanza di pochi anni, ebbi una seconda visita del Beato Fra Claudio.
Ancora una volta, fu un suono insolito a richiamare la mia attenzione, come uno squillo.
Mi apparve ai piedi del letto.
Questa volta teneva tra le mani un grande libro, aperto, sostenuto con la sinistra.
Mi guardò e mi disse:
“Vuoi che scriva qui il tuo nome?”
Risposi senza esitazione:
“Sì.”
Scrisse il mio nome.
Subito dopo, scomparve.
Non disse altro. E non ce n’era bisogno
ALCUNI ANNI FA’ – A DISTANZA DI ANNI CERTI VOLTI RITORNANO.

alla Questura di Teviso con alcuni colleghi
A distanza di anni, certi volti ritornano.
Li incrocio ancora, negli stessi luoghi che frequento.
E ogni volta accade qualcosa che non mi lascia indifferente:
si giustificano.
Senza che io chieda nulla.
Frasi spezzate, quasi difensive:
“Non dipendeva da me…”
“È stato il Questore…”
“Io ho solo eseguito…”
Li ascolto.
E dentro di me si conferma qualcosa che avevo già compreso allora: quando un uomo sente il bisogno di giustificarsi, anche dopo anni, significa che quella storia, dentro di lui, non è mai finita.
E forse è per questo che continua a tornare anche davanti a me … “caro Giovanni”!
2026.03.25 – L’INCONTRO CON SIMONE
25 marzo 2026 – mer.
Sono le 00.15 e piove.
Un vento leggero spazzola gli alberi e il movimento delle fronde crea scenari immaginari.
Penso al grande aiuto che sto ricevendo nel dare forma e contenuti autentici al mio libro.
Questo mi entusiasma, per ciò che rappresenta davvero per me.
Oggi pomeriggio, arrivando in ufficio, ho trovato un ragazzo davanti alla porta.
Si è spostato con cortesia per lasciarmi parcheggiare.
Ho ricambiato con un gesto della mano.
Da lì è nato un dialogo inaspettato.
Sceso dalla macchina, mi ha colpito il suo interesse per il logo del Governo Provvisorio.
L’ho invitato in ufficio.
Ci siamo presentati.
Ho risposto ad alcune sue domande.
Prima di andare via mi ha lasciato il suo numero, chiedendomi di scrivergli.
Mi ha detto che si sarebbe informato sul materiale che gli ho lasciato.
Si chiama Simone.
Ha vent’anni

2026.03.24 – LA LUNGA OMBRA DELLA NOTTE
24 marzo 2026 – mar
Sono le 00.20 e da poco più di un’ora ho iniziato il servizio di questa notte.
È il mio settimo servizio quest’anno e sono qui in auto col mio Black che domattina affronterà un’operazione per un probabile non trascurabile tumore.
Spero ovviamente che vada tutto per il meglio e che domani sera il mio Black possa essere in grado di tornare in servizio o, nel caso, possa stare sereno a casa sul lettone, in attesa del mio ritorno.
Allungo un braccio sul sedile posteriore e lo accarezzo sulla testa.
Black contraccambia con una leccatina alla mia mano … come a rassicurarmi, sono qui con te, sempre vigile e col mio sguardo ben oltre i finestrini della macchina.
Il buio della notte, nonostante i fari del parcheggio, non consente una visione completa del posto che mi circonda.
Le ombre fuggono le poche luminescenze che già, a breve distanza, intorpidiscono il loro effetto lasciando di esse solo una labile traccia.
Sembra siano più le ombre a dominare la realtà del momento.
Appena iniziato il servizio, ho notato una luna solo in parte visibile, non saprei se calante o nascente, ma ora non vedo neppure una stella nel cielo.
Le previsioni meteo parlano di un tracollo della temperatura nei prossimi giorni di circa dodici gradi, bruciando l’illusione di una accolta primavera per le recenti miti temperature.
E accidenti, ci voleva anche questo crollo di temperatura quasi a enfatizzare gli aumenti del costo dei carburanti.
Domani dovrò rifornirmi di qualche sacco di pellet da riscaldamento.
Intanto mi accingo ad un altro giro di perlustrazione del sito e mi addentro nelle parti coltivate con i tulipani.
Subito un leprotto attraversa la strada sterrata difronte alla mia auto e Black, instintivamente, abbaia e si alza oltre il sdile che ostacola il suo sguardo.
La sua natura di Labrador è ben equilibrata con quella di Segugio e sembra non voler demordere quasi a incitarmi nell’inseguire quell’impavido leprotto.
Poco dopo però anche un topo di campagna sfreccia veloce nell’attraversamento della strada sterrata, proprio davanti alla vettura e Black rincara la dose di nervosi abbai.
Adesso sono quasi le due di notte e lo scorrere del tempo sembra prendersi gioco di me, rallentando il suo incedere.
Alle quattro e mezzo l’alba che sta per approdare al nuovo giorno, mi rammenta mio padre e il rinnovarsi del suo compleanno terreno.
Auguri papà ovunque tu sia e cosa stai facendo, ti giunga il mio sincerio augurio di buon 95esimo compleanno terreno.
Mi rivolgo a te ora, insieme a tutti i nostri animali che sono li con te, di mettere una buona parola al Padre Eterno per l’operazione che fra poche ore dovrà affrontare Black.
Grazie e abbraccia per me Rufus, Furia, Ombra e la tua gattona Matilde e tutti gli altri amici a quattro zampe di cui ora non ricordo il loro nome.
Fra qualche minuto sono le cinque e il mio servizio notturno termina e comincia un nuovo giorno.
Alle nove del mattino sono arrivato dal veterinario con Black … non voleva lasciarmi andare aggrappandosi alle mie gambe, ma dopo un paio d’ore tutto è andato per il meglio, se così si può dire, perchè ha subito ben tre asportazioni in tre punti diversi per il medesimo problema, riscontrando poi un’altro analogo problema e consigliando il veterinario a convincermi di operarlo ancora e di sterilizzarlo.
Sono le 00.20 e da poco più di un’ora ho iniziato il servizio di questa notte.
È il mio settimo servizio quest’anno e sono qui in auto col mio Black che domattina affronterà un’operazione per un probabile non trascurabile tumore.
Spero ovviamente che vada tutto per il meglio e che domani sera il mio Black possa essere in grado di tornare in servizio o, nel caso, possa stare sereno a casa sul lettone, in attesa del mio ritorno.
Allungo un braccio sul sedile posteriore e lo accarezzo sulla testa.
Black contraccambia con una leccatina alla mia mano … come a rassicurarmi, sono qui con te, sempre vigile e col mio sguardo ben oltre i finestrini della macchina.
Il buio della notte, nonostante i fari del parcheggio, non consente una visione completa del posto che mi circonda.
Le ombre fuggono le poche luminescenze che già, a breve distanza, intorpidiscono il loro effetto lasciando di esse solo una labile traccia.
Sembra siano più le ombre a dominare la realtà del momento.
Appena iniziato il servizio, ho notato una luna solo in parte visibile, non saprei se calante o nascente, ma ora non vedo neppure una stella nel cielo.
Le previsioni meteo parlano di un tracollo della temperatura nei prossimi giorni di circa dodici gradi, bruciando l’illusione di una accolta primavera per le recenti miti temperature.
E accidenti, ci voleva anche questo crollo di temperatura quasi a enfatizzare gli aumenti del costo dei carburanti.
Domani dovrò rifornirmi di qualche sacco di pellet da riscaldamento.
Intanto mi accingo ad un altro giro di perlustraziine del sito e mi addentro nelle parti coltivate con i tulipani.
Subito un leprotto attraversa la strada sterrata difronte alla mia auto e Black, instintivamente, abbaia e si alza oltre il sdile che ostacola il suo sguardo.
La sua natura di Labrador è ben equilibrata con quella di Segugio e sembra non voler demordere quasi a incitarmi nell’inseguire quell’impavido leprotto.
Poco dopo però anche un topo di campagna sfreccia veloce nell’attraversamento della strada sterrata, proprio davanti alla vettura e Black rincara la dose di nervosi abbai.
Adesso sono quasi le due di notte e lo scorrere del tempo sembra prendersi gioco di me, rallentando il suo incedere.
Alle quattro e mezzo l’alba che sta per approdare al nuovo giorno, mi rammenta mio padre e il rinnovarsi del suo compleanno terreno.
Auguri papà ovunque tu sia e cosa stai facendo, ti giunga il mio sincerio augurio di buon 95esimo compleanno terreno.
Mi rivolgo a te ora, insieme a tutti i nostri animali che sono li con te, di mettere una buona parola al Padre Eterno per l’operazione che fra poche ore dovrà affrontare Black.
Grazie e abbraccia per me Rufus, Furia, Ombra e la tua gattona Matilde e tutti gli altri amici a quattro zampe di cui ora non ricordo il loro nome.
Fra qualche minuto sono le cinque e il mio servizio notturno termina e comincia un nuovo giorno.
Alle nove del mattino sono arrivato dal veterinario con Black … non voleva lasciarmi andare aggrappandosi alle mie gambe, ma dopo un paio d’ore tutto è andato per il meglio, se così si può dire, perchè ha subito ben tre asportazioni in tre punti diversi per il medesimo problema, riscontrando poi un’altro analogo problema e consigliando il veterinario a convincermi di operarlo ancora e di sterilizzarlo.
Poco dopo è arrivata mia madre e mia sorella e con loro abbiamo pranzato da Nonno Andrea mentre Black ha atteso tranuillo a casa ma con la sua solita esuberanza.