IL MIO BLOG

2026.06.07 – UNA DOMENICA TRA LE OMBRE DEL PASSATO

7giugno 2026

Ma che domenica è mai questa?
Una di quelle giornate in cui il silenzio sembra avere più voce delle persone.
Una domenica fatta della mia presenza e delle ombre del passato, che tornano a farmi compagnia senza essere state invitate.
Sono i ricordi, le reminiscenze di ciò che ho vissuto, di ciò che sono stato e di ciò che avrei potuto essere, a bussare alla porta del presente.
E il contrasto è forte.
Da una parte l’uomo che sono oggi, con i suoi limiti, le sue ferite e la sua esperienza.
Dall’altra l’uomo che sono stato, con i suoi sogni, le sue battaglie, le sue illusioni e le sue speranze.
Mi domando allora quale sia il valore dei miei ricordi.
Che ne sarà di loro?
Fra qualche anno anch’io avrò lasciato questa terra e forse nessuno ricorderà più il mio nome, ciò che ho fatto, chi ho amato, quanto ho sofferto e quanto ho lottato per ciò in cui credevo.
Forse nessuno saprà più delle mie gioie e delle mie sconfitte.
Forse nessuno comprenderà davvero il significato di certe scelte che hanno segnato la mia esistenza.
Ed è allora che sorgono domande antiche quanto l’uomo:
Perché vivo?
Qual è il senso della mia esistenza?
A chi devo rendere conto del tempo che mi è stato affidato?
Si parla spesso degli Archivi Akashici, di una memoria universale nella quale nulla andrebbe perduto.

Non so se sia vero.
Ma mi piace pensare che ogni pensiero sincero, ogni gesto d’amore, ogni sofferenza affrontata con dignità e ogni battaglia combattuta per la verità lascino comunque una traccia nell’universo.
Forse il senso della vita non è essere ricordati dagli uomini.
Forse il senso è aver vissuto secondo coscienza.
E oggi, in questa domenica bestiale, questa domanda continua a bussare alla mia porta.

 

2026.06.06 – NON TUTTE LE PERDITE ARRIVANO CON UN FUNERALE

6 giugno 2026
Non tutte le perdite arrivano con un funerale.
Alcune si consumano nel silenzio.
Persone che hanno condiviso con te un tratto di strada, che un giorno ti sorridevano e il giorno dopo erano già altrove.
Nessun litigio, nessuna spiegazione, nessun addio.
Solo il vuoto lasciato da una presenza che sembrava naturale e che improvvisamente non c’è più.
Forse anche questa è una delle medicine amare della vita: accettare che non tutti coloro che incontriamo siano destinati a rimanere.
Alcuni ci accompagnano per anni, altri soltanto per una stagione.
E qualche volta non sapremo mai il motivo della loro partenza.
Accettarlo non significa necessariamente approvarlo o smettere di soffrirne.
Significa riconoscere che non sempre avremo le risposte che vorremmo.
E forse, se c’è una cosa che la mia storia mostra spesso, è proprio questa: ho trascorso gran parte della vita a cercare verità e spiegazioni.
A volte le ho trovate.
Altre volte no.
Ma ho continuato a guardare in faccia le domande, senza fingere che non esistessero.
Forse anche questa amicizia rientra tra le domande che rimarranno aperte.
E lasciare traccia di quella ferita, con sincerità, potrebbe aiutare altri a riconoscere qualcosa che hanno vissuto anche loro.
Non sarebbe soltanto una pagina della mia vita.
Sarebbe una pagina della condizione umana.

2026.06.05 – ULSS2 E LA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY … COSA NE PENSA IL GARANTE ITALIANO?

SIAMO ALLE SOLITE…
La sanità pubblica continua a comportarsi come se potesse disporre del tempo, dei recapiti personali e persino del consenso dei Cittadini.
Nonostante avessi già risposto in data 15.05.2026 ad una precedente comunicazione, precisando di non aver richiesto alcun appuntamento vaccinale e di non autorizzare la fissazione automatica di prestazioni sanitarie, oggi ho ricevuto l’ennesimo promemoria.
Ho pertanto provveduto ad inviare una nuova comunicazione per ribadire quanto già espresso.
Ciò che continuo a contestare non è soltanto il contenuto della convocazione, ma il presupposto secondo cui il consenso possa essere dato per scontato o che il Cittadino debba giustificare il proprio rifiuto.
Il consenso informato, per sua natura, deve essere libero, personale e volontario.
Quanto a me, non ho alcuna intenzione di perdere altro tempo dietro a pretese che non ho richiesto.
Piuttosto, sarebbe auspicabile che le amministrazioni pubbliche rispondessero alle istanze e alle richieste che i Cittadini rivolgono loro, anziché limitarsi ad inviare comunicazioni automatiche.

 

 

 

 


Richiamo alla comunicazione del 15.05.2026 e richiesta cessazione invio promemoria

Spett.le ULSS 2 Marca Trevigiana

e p.c. Centro Vaccinale di Spresiano

Con riferimento all’SMS ricevuto in data odierna, relativo all’appuntamento programmato per il giorno 08.06.2026 alle ore 11:42 presso il Centro Vaccinale di Spresiano, il sottoscritto Sergio Bortotto richiama integralmente la comunicazione già inviata in data 15.05.2026.
In tale occasione avevo espressamente precisato di aver già manifestato il mio dissenso rispetto ai trattamenti proposti, di non aver richiesto la fissazione automatica di appuntamenti sanitari e di non autorizzare la presunzione di un consenso preventivo.
Nonostante ciò, continuo a ricevere comunicazioni e promemoria riferiti ad appuntamenti che non ho richiesto.
Chiedo pertanto di conoscere:

  • per quale motivo l’appuntamento risulti ancora attivo;
  • quale ufficio abbia disposto o mantenuto tale programmazione;
  • per quale ragione il mio recapito telefonico personale continui ad essere utilizzato per l’invio di promemoria non richiesti.

Rinnovo altresì la richiesta che non vengano effettuate ulteriori convocazioni automatiche o comunicazioni analoghe in assenza di una mia esplicita richiesta o manifestazione di consenso.
Resto in attesa di un cortese riscontro scritto.
Distinti saluti.
Sergio Bortotto

2026.06.04 – DOPO TANTI ANNI, UNA DOMANDA … CHI HA DAVVERO PERSO?

4 giugno 2026
Spesso mi domando quanto sia costato allo Stato italiano formarmi come poliziotto.
Non mi riferisco soltanto al denaro pubblico impiegato per il mio addestramento, per i corsi frequentati, per le specializzazioni conseguite e per gli anni di esperienza maturati sul campo.
Mi riferisco soprattutto al patrimonio di conoscenze, competenze e professionalità che si accumula nel corso di una carriera.
Se davvero, come ritengo, la mia vicenda è stata condizionata più da contrasti personali e logiche di apparato che dall’interesse del servizio, allora il danno non è stato arrecato soltanto a me.
È legittimo chiedersi se non sia stato danneggiato anche lo stesso interesse pubblico, privando l’amministrazione di una risorsa che era stata formata con anni di investimenti e sacrifici.
Non ho mai preteso di essere perfetto.
Ho certamente commesso errori come ogni essere umano.
Ma dopo tanti anni continuo a chiedermi se la mia destituzione abbia rappresentato una vittoria per qualcuno o una sconfitta per tutti.
Forse non saprò mai la risposta.
Ma la domanda continua ad accompagnarmi:
chi ha davvero perso?

2026.06.04 – SARANNO SEMPRE COINCIDENZE … MAH A ME NON SEMBRANO!

E ci risiamo con l’ombra del controllo
4 giugno 2026
Non basta aver pubblicato ieri sul mio sito e sui social il post dedicato all’ombra del controllo e della sorveglianza del sistema.
Da questa mattina, infatti, sto tentando ripetutamente di collegarmi a Internet con enormi difficoltà.
Ciò che mi lascia perplesso è che, per anni, ho utilizzato da casa lo stesso servizio senza particolari problemi.
Oggi, invece, da quando ho trasferito nella mia abitazione anche l’ufficio e gran parte delle attività che prima svolgevo altrove, le difficoltà di connessione sembrano essersi ripresentate con una frequenza che non ricordavo.
È una situazione che mi riporta alla mente problemi analoghi già vissuti in passato presso la precedente sede operativa, pur utilizzando allora un servizio diverso.
Naturalmente non dispongo di elementi che consentano di stabilire con certezza le cause di questi disservizi. Posso però registrare un fatto: le anomalie si stanno ripetendo proprio in un periodo particolarmente intenso della mia attività pubblica e istituzionale.
Forse si tratta soltanto di una coincidenza.
Forse esiste una spiegazione tecnica del tutto ordinaria.
Eppure, dopo tutto ciò che ho vissuto negli ultimi decenni, faccio fatica ad accettare ogni evento come una semplice fatalità.
Per questo motivo continuo ad annotare i fatti, a conservarne memoria e a lasciarne traccia. Sarà il tempo, come spesso accade, a consentire una più chiara comprensione degli avvenimenti.

2026.06.03 – MI CHIEDO … MA PERCHE’ SOLO ORA!

l’ombra del controllo

3 giugno 2026

Mi chiedo perché solo ora riaffiorino alla memoria fatti che per anni sono rimasti sepolti nel tempo e che oggi, osservati con il senno di poi, sembrano trovare una collocazione diversa nella mia storia personale.
Dopo la destituzione dalla Polizia di Stato attraversai anni difficiliCercavo di ricostruire una vita normale, di trovare un lavoro e di lasciarmi alle spalle vicende che avevano profondamente segnato la mia esistenza.
Per un certo periodo lavorai come corriere per conto di un conoscente della provincia di Treviso, utilizzando il furgone di una ditta di mio fratello residente ad Arezzo.
Abitavo allora in un appartamento che mi era stato affittato da un’amica.

Con la sua autorizzazione decisi di sublocare una parte dell’immobile per condividere le spese e così conobbi un giovane ragazzo che venne ad abitare con me insieme alla sua compagna.
All’epoca non vi trovai nulla di strano.
Era semplicemente una convivenza dettata da esigenze pratiche ed economiche.
Molti anni dopo, però, rincontrai casualmente quel ragazzo.
Durante la conversazione mi fece una confessione che mi lasciò letteralmente senza parole.
Mi riferì infatti che la sua presenza in quell’appartamento non era stata casuale e che sarebbe stato indirizzato a quella convivenza anche allo scopo di riferire periodicamente informazioni riguardanti la mia vita privata al Capo di Gabinetto della Questura di Treviso.
Rimasi ammutolito.
Non tanto per il contenuto della confessione, quanto perché quelle parole sembravano riportare alla luce dubbi, sospetti e interrogativi che avevano accompagnato per anni molte delle vicende che avevo vissuto.
Non possiedo elementi che mi consentano di ricostruire con certezza tutto ciò che accadde in quel periodo.
So però che quella confessione, giunta a distanza di anni, mi costrinse a rileggere molti eventi della mia vita sotto una luce diversa.
Ed è forse per questo che oggi, dopo tanto tempo, continuo a domandarmi:

 

Perché?

 

Per anni considerai certe coincidenze semplici casualità.
Col tempo iniziai a vedere un disegno più ampio


Rileggendo il commento di Nicola Rettore, ex collega della Polizia Scientifica, non posso fare a meno di soffermarmi sul significato delle sue parole.
Si tratta di un commento breve:
“Ciao Sergio, un abbraccio forte forte… non ho parole.”
Eppure, proprio nella sua semplicità, comunica molto.
Da un lato dimostra che il racconto è stato letto e ha lasciato il segno; dall’altro manifesta una vicinanza umana che va oltre le parole.
Non entra nel merito delle vicende narrate, non esprime giudizi tecnici o professionali, ma lascia trasparire una partecipazione emotiva che considero significativa.
Proviene da una persona che ha condiviso con me una parte dell’ambiente professionale della Polizia di Stato e, proprio per questo, assume un valore particolare.
Anche la mia risposta è stata spontanea:
“Grazie Nicola, le verità, non italiane ovviamente, vengono sempre a galla anche dopo anni.”
Al di là delle opinioni personali, ciò che mi colpisce è che questi racconti continuano a suscitare reazioni in persone che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, quel periodo della mia vita.
Per chi scrive un’autobiografia, anche questo è un fatto degno di essere annotato.

2026.06.02 – NOI NON FESTEGGIAMO 80 ANNI DI REPUBBLICA ITALIANA

2 giugno 2026

È proprio così.
Noi Veneti, oggi, non festeggiamo gli 80 anni della Repubblica italiana.
Non intendo cimentarmi in un confronto ideologico o identitario con coloro che si riconoscono nella Nazione italiana.
A loro, tuttavia, ricordo che la libertà di essere ciò che si desidera essere dovrebbe appartenere a tutti, compresi quei Veneti che non si sono mai sentiti italiani.
Il diritto di un Popolo a costituirsi come Nazione fra le Nazioni è riconosciuto dal diritto internazionale quale principio fondamentale di autodeterminazione.
Esso rimane vivo nell’animo e nella coscienza di una cultura millenaria come quella del Popolo Veneto.
Ancora oggi, a nostro avviso, lo Stato italiano continua ad appropriarsi dell’eredità storica e culturale che il Popolo Veneto ha contribuito a costruire nel corso dei secoli.
Un patrimonio che appartiene alla nostra storia, ai nostri eroi, ai nostri esploratori, ai nostri artisti, ai nostri pensatori e a tutti coloro che, nobili o semplici cittadini, hanno lasciato un segno significativo nella storia dell’umanità.
La nostra non è una contrapposizione verso altri Popoli, ma l’affermazione della nostra identità, della nostra memoria storica e del diritto di continuare ad esistere come Popolo e come Nazione, consapevoli delle nostre radici.
Oggi, mentre altri celebrano la Repubblica italiana, noi ricordiamo che la nostra storia non è iniziata nel 1946 e che la coscienza nazionale veneta continua a vivere nel cuore di molti uomini e donne della nostra Terra.
Viva la Republica de Venethia!
E, come gridavano i nostri pari:
PAR TERA, PAR MAR… SAN MARCO!

WSM
Venethia 2 giugno 2026

2026.06.01 – OGGI HO CAPITO ANCORA UNA VOLTA PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO LIBRO

1 giugno 2026

Per molti anni mi sono sentito ripetere che era inutile parlare, inutile denunciare, inutile raccontare, inutile lasciare traccia dei fatti.
Eppure oggi, dopo una vita di battaglie, documenti, ricorsi, delusioni e speranze, alcune delle nostre comunicazioni hanno ricevuto attenzione e riscontro da organismi internazionali.
Non è una vittoria.
Non è un riconoscimento.
È semplicemente la dimostrazione che lasciare traccia dei fatti ha un valore.
È anche per questo che ho deciso di scrivere il mio libro.
Non per cercare vendetta.
Non per convincere qualcuno.
Ma per conservare la memoria di ciò che ho vissuto.
Dall’infanzia alla Polizia di Stato.
Dalle prove più dure della mia vita alla scelta dell’autodeterminazione.
Dalle sconfitte ai momenti in cui ho trovato la forza di rialzarmi.
Perché le persone passano.
Le istituzioni cambiano.
Ma la memoria rimane.
E raccontare la verità della propria vita è forse il più grande atto di libertà che una persona possa compiere.
Forse un giorno queste pagine serviranno anche ad altri per comprendere ciò che abbiamo vissuto.
Per ora rappresentano semplicemente la testimonianza sincera di una vita.

Sergio Bortotto
“LIBERO POPOLO IN LIBERA PATRIA”

NONNA LUCIA – SONO GIÀ PASSATI 62 ANNI

Auguri, Nonna Lucia, per questo tuo nuovo compleanno. Oggi sono ben 62 anni che hai traslocato la tua esistenza e continui a vivere nel Paradiso, insieme ai tuoi antenati e a tutti i tuoi familiari.

Io non ho molti ricordi di te.

Ero ancora molto piccolo: avevo soltanto tre anni quando ci hai lasciati.

Conservo però un’immagine di te molto viva, quella di una donna forte, sicura e determinata.

Ricordo in particolare alcuni momenti trascorsi insieme, seduti a un tavolino del bar di Via Quadri, a Vicenza, con mia madre, il nonno e qualcun altro, oltre a mia sorella e mio fratello.

Ad un certo punto una donna, passando frettolosamente, si mise a urlare.

Stava inseguendo il proprio bambino che, sfuggendole, aveva attraversato la carreggiata e si era seduto proprio al centro dell’incrocio, sulle strisce pedonali, costringendo gli automobilisti ad arrestare prudentemente la marcia.

Fortunatamente tutto si risolse per il meglio e io tornai a gustarmi il gelato e la tua compagnia.

Mi colpì molto la tua fermezza nel sottolineare l’importanza dell’obbedienza agli adulti, che non sempre vietano qualcosa per il semplice desiderio di imporre una regola, ma spesso lo fanno per il bene dei più piccoli, ancora inconsapevoli dei pericoli che li circondano.

Oggi, a distanza di tanti anni, quel ricordo continua ad accompagnarmi e a riportarmi per un attimo accanto a te.

 

ANNO 1978/79 LA SCELTA E L’ARRUOLAMENTO IN POLIZIA

LA SCELTA E L’ARRUOLAMENTO IN POLIZIA

1978/1979

Un giorno, mentre con mio fratello stavo andando a lavorare in una fabbrica ai piedi dei Colli Berici, mi venne prospettata la possibilità di arruolarmi nei Carabinieri.

Non erano anni semplici per scegliere una simile strada.

Appena possibile mi presentai alla caserma di via Muggia, ma il maresciallo addetto era assente e così decisi di tornare in un secondo momento.

Quel giorno, però, qualcosa cambiò.

Andai invece in Questura, a Vicenza, in Contrà San Marco, anche un po’ incoraggiato da un maresciallo della Stradale e affascinato dalla figura del maresciallo di Polizia Zanella, nostro vicino di casa e amico di famiglia.

Ricordo ancora quel primo ingresso.

Eravamo soltanto in due a presentarci.

Dopo un colloquio in ufficio fui accompagnato alla Scuola Allievi Guardie di P.S. di Vicenza e rimasi colpito nel vedere i reparti inquadrati quasi militarmente, con i movimenti scanditi dalla marcia.

In quel momento mi chiesi davvero cosa stessi facendo.

Per un attimo mi tornarono alla mente anche i contrasti vissuti in famiglia, le decisioni prese da altri al mio posto e il mio ritorno a casa dopo la fallimentare esperienza del Seminario.

Eppure, questa volta, decisi di andare avanti.

Aspettai di sostenere le visite e gli esami di ammissione.

Fui inviato a Roma, a Castro Pretorio, presso la caserma del 1° Reparto Celere, non distante dalla stazione centrale.

Superai le visite fisiche e psicoattitudinali.

Ricordo ancora il colloquio con un funzionario che, con tono incoraggiante, mi disse che avrei potuto fare carriera in Polizia.

Parole che allora mi colpirono profondamente.

Ricordo anche alcune prove scritte e di valutazione attitudinale, anche se spesso faticavo a comprendere pienamente la dialettica dell’esaminatore, che parlava con una forte inflessione meridionale.

Alla fine fui accettato.

Iniziň così il mio viaggio.

Durante la notte partimmo con un treno speciale diretto alla Scuola Allievi Guardie di Pubblica Sicurezza di Alessandria, dove avrei iniziato il 70° Corso di addestramento.

Fu proprio durante quel viaggio che conobbi una giovane ragazza francese.

Non ricordo più il suo nome.

Ricordo però il suo sorriso e una lettera che mi inviò durante il periodo trascorso alla scuola.

Poi, di lei, non seppi più nulla.