IL MIO BLOG

2026.06.22 – E’ ORMAI UN ANNO DI PASSIONE.

22 giugno 2026
Il 21 giugno 2025 sono stato ricoverato presso l’Ospedale di Treviso per un presunto ictus, o come qualcuno lo definì, una “leggera ischemia”, che ancora oggi mi impedisce una corretta deambulazione e il pieno controllo del lato sinistro del mio corpo.
A distanza di un anno desidero ringraziare quanti mi sono stati e mi sono tuttora vicini, sostenendomi in questa battaglia quotidiana.
Sono sinceramente stanco e deluso dalla sanità pubblica, non perché ne contesti l’esistenza, ma perché la vorrei diversa: come immagino possa essere nella ripristinata Republica de Venethia e cioè
libera,
umana,
comprensibile
e realmente accessibile a tutti gli aventi diritto.
Non basta infatti garantire formalmente l’esercizio di un diritto.
È necessario che l’etica di ogni pubblico servizio, qualunque esso sia, sia fondata su autentici principi di solidarietà, rispetto della persona e responsabilità verso la comunità.
Una sanità veramente umana non può essere guidata dal profitto, dalla burocrazia o dalla logica del potere.
Deve invece essere al servizio della Nazione e del Popolo, perché dietro ogni pratica, ogni visita e ogni ricovero vi è sempre una persona con le sue paure, le sue speranze e la sua dignità.

 

2026.06.22 – UN ALTRO GIORNO COME TANTI?

22 giugno 2026
Oggi è un altro giorno come tanti altri?
Non mi è dato saperlo, perché potrebbe anche essere il mio ultimo giorno in questa vita.
È così che mi torna alla mente un episodio attribuito a Sant’Agostino. Si racconta che, da bambino, mentre giocava serenamente con un sassolino, uno sconosciuto gli chiese cosa avrebbe fatto se quello fosse stato l’ultimo giorno della sua vita.
E lui, con la semplicità e la sincerità proprie dell’infanzia, rispose:
«Continuerei a giocare.»
Continuerei a giocare …
Forse perché stava vivendo pienamente il presente.
Non era preoccupato per il domani, né tormentato dal passato.
Era immerso nel suo “adesso”, e quell’istante aveva valore per ciò che era.
Forse c’è una piccola lezione anche per noi.
Viviamo spesso rincorrendo ciò che verrà o rimpiangendo ciò che è stato, dimenticando che l’unico tempo che realmente possediamo è questo momento.
Oggi.
Adesso.
E forse la vera domanda non è cosa faremmo se questo fosse il nostro ultimo giorno, ma se stiamo vivendo questo giorno con la stessa autenticità con cui quel bambino continuava semplicemente a giocare.

 

2026.06.21 – IL SOLSTIZIO D’ESTATE

21 giugno 2026
Alle ore 10.25 di oggi si verifica il solstizio d’estate, il momento che segna ufficialmente l’inizio dell’estate astronomica nell’emisfero settentrionale.
È per questo motivo che il 21 giugno viene tradizionalmente considerato il giorno più lungo dell’anno: il Sole raggiunge la sua massima altezza sull’orizzonte e le ore di luce risultano essere le più numerose rispetto a qualsiasi altro giorno.
Da questo momento in poi l’estate entra ufficialmente nel suo corso, accompagnandoci verso le giornate calde, i raccolti maturi e quella particolare sensazione di pienezza che da sempre il solstizio porta con sé.
Per molte culture antiche questo giorno non rappresentava soltanto un fenomeno astronomico, ma anche un simbolo di forza, abbondanza, luce e rinnovamento.
E forse il solstizio ci ricorda anche qualcosa di profondamente umano.
La luce raggiunge oggi il suo massimo splendore, ma proprio nel momento della sua massima espressione inizia lentamente il suo cammino verso giorni più brevi. È quasi un invito a non dare nulla per scontato, a vivere pienamente il presente, a custodire ciò che abbiamo e a valorizzare ciò che siamo.
Nella natura ogni cosa segue il proprio ciclo: la semina, la crescita, la maturazione e infine il raccolto.
Anche la vita degli uomini conosce le sue stagioni.
Ci sono primavere di entusiasmo, estati di pienezza, autunni di riflessione e inverni di attesa. Ognuna di esse ha un significato e un insegnamento.
Per questo il solstizio non è soltanto una data sul calendario astronomico. È anche un’occasione per fermarsi un momento, guardare il cammino percorso e trovare gratitudine per la luce che ancora illumina il nostro percorso.
Buon solstizio d’estate a tutti.

2026.06.20 – QUANDO ANCHE INTERNET SI FERMA

20 giugno 2026
Oggi è stata una di quelle giornate in cui anche le attività più semplici diventano improvvisamente complicate.
Fin dalla mattina ho tentato inutilmente di collegarmi ad internet per accedere ai siti del MLNV, ai social e agli altri servizi essenziali necessari per proseguire il lavoro quotidiano.
Le ore passavano senza alcun risultato.
Alle 15.19 la situazione era ancora completamente bloccata e non riuscivo a comprendere quale fosse la causa del problema.
Solo più tardi, alle 17.35, il collegamento è stato finalmente ripristinato ed è stato accertato che l’inconveniente era dovuto ad una limitazione dei dati a consumo.
Anche questa volta il problema è stato risolto grazie all’intervento di Francesco, che ha dedicato il proprio tempo, le proprie competenze e perfino proprie risorse economiche per aiutarmi, come già accaduto in altre occasioni.
Lo ha fatto spontaneamente, senza pretendere nulla in cambio.
Sinceramente non saprei come fare senza di lui.
In un periodo della mia vita in cui molte persone si sono allontanate e in cui spesso mi trovo a dover affrontare da solo difficoltà pratiche, fisiche ed economiche, poter contare sulla disponibilità di una persona come Francesco rappresenta una risorsa di valore eccezionale.
Forse anche queste sono le ricchezze più importanti della vita: non quelle che si possono acquistare con il denaro, ma quelle che si manifestano attraverso la presenza concreta di chi sceglie di esserci quando serve davvero.

Grazie Francesco.

Francesco

2026.06.19 – DEVO REAGIRE

MI DA BOCIA

19 giugno 2026
Oggi è una giornata particolarmente calda.
Anche Black ne risente e devo tenere la porta di casa chiusa per poter utilizzare il deumidificatore senza disperdere inutilmente l’aria trattata.
A dire il vero, però, sono in difficoltà anch’io.
Dopo il ricovero e le conseguenze che ancora avverto nella deambulazione e nella motricità della mano sinistra, mi rendo conto che non posso limitarmi ad aspettare che il tempo faccia il suo corso.
Devo reagire.
Per questo sono riuscito a concordare un appuntamento presso uno studio fisioterapico vicino a casa.
Il costo non è indifferente, circa ..,.. euro a seduta, soprattutto considerando la mia situazione economica, ma credo sia necessario tentare tutto ciò che può aiutarmi a recuperare parte dell’autonomia perduta.
Non so quali risultati riuscirò ad ottenere, ma so che arrendersi non è mai stata una delle mie abitudini.
Un passo alla volta.
Come faccio ogni giorno.

2026.06.18 – QUANDO LA CONFIDENZA È MAL RIPOSTA

18 giugno 2026
Anche oggi la vita mi ha regalato una lezione che non avrei voluto ricevere.
Mi trovavo al bar per bere un caffè quando sono stato involontariamente coinvolto nei discorsi di alcuni clienti che, a voce piuttosto alta, parlavano delle cure biologiche suggerite da una dottoressa biologa, esaltandone i benefici.
Confesso che l’argomento mi ha infastidito.
Forse per la mia esperienza personale, forse per la sofferenza che continuo a vivere ogni giorno, fatto sta che ho semplicemente borbottato tra me e me il mio disappunto, senza rivolgermi a nessuno, senza interrompere alcuna conversazione e senza contestare direttamente chi stava parlando.
Non immaginavo che quel semplice gesto avrebbe provocato una reazione tanto accesa.
La barista, che conosco da tempo e che so chiamarsi Roberta, è intervenuta rimproverandomi e accusandomi di voler impedire agli altri di esprimersi.
Un’accusa che mi è sembrata del tutto incomprensibile.
Come avrei potuto impedire a qualcuno di parlare se non stavo nemmeno partecipando alla conversazione?
La situazione è poi degenerata ulteriormente, fino al punto di sentirmi ripetere più volte, a voce alta, la frase: «Non sei nessuno».
Una frase che considero profondamente irrispettosa, soprattutto quando viene pronunciata davanti ad altre persone.
Ciò che più mi ha colpito non è stato il disaccordo.
Ognuno ha diritto alle proprie opinioni.
Mi ha colpito invece la facilità con cui alcune persone si sentono autorizzate a umiliare gli altri soltanto perché questi manifestano, magari anche solo con un’espressione o un borbottio, un pensiero diverso dal loro.
Forse la lezione di oggi è che la confidenza non sempre coincide con il rispetto.
E quando il rispetto viene meno, anche la confidenza si rivela mal riposta.

 

 

 

 

3036.06.15 – GLORIOSA PRODUZIONE E TESTARDA INDIPENDENZA

15 giugno 2026

Grazie Matteo, mi colpisce molto il modo in cui presenti quest’auto.

Non è tanto la TVR in sé a catturare la mia attenzione, quanto il modo in cui tu la racconti.

Quando parli di “gloriosa produzione” e soprattutto di “testarda indipendenza”, in realtà stai parlando di qualcosa che va oltre l’automobile.

Stai parlando di una realtà che ha scelto di rimanere sé stessa, senza piegarsi alle logiche del mercato, alle mode del momento o all’omologazione industriale.

Mi sembra di riconoscermi proprio in questo concetto.

Una TVR non è una Ferrari costruita per piacere a tutti. Non è una Porsche progettata per essere perfetta.

È un’auto che conserva difetti, carattere, personalità e una forte identità britannica.

È il fascino delle realtà che non accettano di essere normalizzate.

Per questo, Matteo, riesci a essere convincente: non vendi semplicemente un’automobile, ma racconti una storia.

Mi fai percepire che dietro quell’oggetto esistono persone, idee, scelte coraggiose e una certa ostinazione nel rimanere fedeli a sé stessi.

A dirla tutta, la frase:

“gloriosa produzione e testarda indipendenza”

potrebbe quasi essere applicata anche a molte delle cose che ho cercato di costruire nella mia vita.

Non perché siano la stessa cosa, ma perché il valore evocato è simile: continuare a esistere secondo la propria identità anche quando sarebbe più facile conformarsi.

2026.06.15 – DOPO LA TEMPESTA

15 giugno 2025

Dopo le incomprensioni e le discussioni di questi ultimi giorni, oggi ha fatto ritorno non soltanto il rasaerba che aveva dato origine alla controversia, ma soprattutto la persona con la quale quella controversia era nata.

Non posso dire che l’incontro sia stato particolarmente semplice o privo di tensioni, ma c’è stata una reciproca presa d’atto di quanto accaduto e, soprattutto, la volontà di provare ad andare avanti in modo migliore.

A beneficiarne per primo è stato certamente Black, che oggi ha potuto godersi una bella passeggiata nei campi di Nonno Andrea, quasi a suggellare una ritrovata armonia.

La vita ci mette spesso davanti a momenti di incomprensione.

A volte basta poco perché nascano contrasti; molto più difficile è trovare la disponibilità ad ascoltarsi e a riprendere il cammino con maggiore consapevolezza.

Speriamo bene.

2026.06.14 – IL RISPETTO A SENSO UNICO

14 giugno 2026
Con il passare degli anni ho imparato che non tutte le relazioni umane sono uguali.
Esistono persone con le quali bastano pochi istanti per trovarsi in sintonia.
Non perché si condivida tutto o si sia sempre d’accordo, ma perché esiste un rispetto reciproco.
Si ascolta e si viene ascoltati.
Si parla e si viene compresi.
Si può persino discutere animatamente senza perdere la stima reciproca.
Con queste persone il dialogo è naturale, quasi spontaneo.
Non ci si sente costretti a difendere continuamente la propria dignità, la propria intelligenza o le proprie intenzioni.
Poi esistono altre relazioni.
Relazioni nelle quali il rispetto sembra procedere in una sola direzione.
Tu devi comprendere.
Tu devi giustificarti.
Tu devi tollerare.
Tu devi spiegare ancora e ancora ciò che pensi, ciò che provi e persino ciò che hai realmente detto.
Accade allora una cosa strana.
Non ci si sente arricchiti dal rapporto umano.
Ci si sente costretti a regredire.
Non sul piano culturale o intellettuale, ma su quello umano.
Si torna continuamente a spiegare principi che dovrebbero essere già chiari tra persone che si rispettano reciprocamente.
Con il tempo questa dinamica stanca.
Non perché si pretenda di avere sempre ragione.
Ma perché si desidera essere ascoltati per ciò che si è realmente e non per ciò che altri immaginano o attribuiscono.
Forse il rispetto autentico non consiste nel pensare tutti allo stesso modo.
Consiste nel riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso, di esprimere il proprio pensiero e di essere giudicato per ciò che ha realmente detto e fatto, non per ciò che altri presumono.
Quando questo accade nasce la fiducia.
Quando manca, resta soltanto un rispetto a senso unico.
E il rispetto a senso unico, prima o poi, finisce per consumare ogni relazione.

Non mi ferisce il dissenso.
Mi ferisce il mancato sforzo di comprendere ciò che sto cercando di esprimere.

Le relazioni migliori non sono quelle in cui si è sempre d’accordo.
Sono quelle in cui esiste il reciproco sforzo di comprendere il significato delle parole dell’altro prima di giudicarle.

2026.06.24 – L’OCA GIULIVA

24 giugno 2026
Non voglio dimenticare nemmeno questo episodio.
Qualcuno potrebbe pensare che si tratti soltanto di un rasaerba.
In realtà non è il rasaerba il problema.
Il problema è il rispetto.
Da tempo ho soprannominato questa persona “l’oca giuliva”, non per cattiveria ma per descrivere quell’atteggiamento leggero e superficiale che sembra accompagnare ogni sua azione.
Ad un certo punto ho scoperto che il mio rasaerba era stato portato via senza che io ne fossi stato preventivamente informato e senza che avessi espresso alcun consenso.
Quando ho chiesto semplicemente dove si trovasse, chi lo avesse e presso quale officina fosse stato portato, non ho ricevuto alcuna risposta concreta.
Mi è stato invece risposto:
“Quando è pronto te lo porto, poi non ti disturbo più.”
“Non mi metterò più davanti a te.”
“E soprattutto non ti farò più arrabbiare.”
Parole che non rispondevano alla domanda che avevo posto.
Io non stavo discutendo del nostro rapporto personale.
Non stavo chiedendo scuse.
Non stavo cercando un litigio.
Stavo semplicemente chiedendo dove si trovasse una cosa mia.
Forse è proprio questo che più mi colpisce: la convinzione di poter decidere per gli altri e poi considerare irrilevante il loro diritto di sapere, di scegliere e di essere rispettati.
Con il passare degli anni ho imparato che non tutte le persone comprendono la differenza tra aiutare qualcuno e sostituirsi a lui.
L’aiuto autentico chiede permesso.
L’invadenza decide da sola.
E spesso chi agisce così è sinceramente convinto di fare il bene degli altri.
Ma le buone intenzioni non cancellano la mancanza di rispetto.
Per questo desidero conservare memoria anche di questo episodio.
Non per rancore.
Non per vendetta.
Ma perché le persone si rivelano soprattutto nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nelle attenzioni che hanno o non hanno verso ciò che appartiene agli altri.
Vive immersa nelle proprie convinzioni, al punto da ritenere naturale decidere anche per gli altri. L’approvazione di qualche conoscente sembra bastarle per convincersi di avere sempre ragione, persino quando invade spazi, scelte e diritti che non le appartengono.
Forse non comprende che l’aiuto autentico non consiste nel sostituirsi alle persone, ma nel rispettarle. E il rispetto inizia sempre da una cosa semplice: chiedere il permesso prima di decidere al posto di qualcun altro.