IL MIO BLOG

2026.06.03 – MI CHIEDO … MA PERCHE’ SOLO ORA!

l’ombra del controllo

3 giugno 2026

Mi chiedo perché solo ora riaffiorino alla memoria fatti che per anni sono rimasti sepolti nel tempo e che oggi, osservati con il senno di poi, sembrano trovare una collocazione diversa nella mia storia personale.
Dopo la destituzione dalla Polizia di Stato attraversai anni difficiliCercavo di ricostruire una vita normale, di trovare un lavoro e di lasciarmi alle spalle vicende che avevano profondamente segnato la mia esistenza.
Per un certo periodo lavorai come corriere per conto di un conoscente della provincia di Treviso, utilizzando il furgone di una ditta di mio fratello residente ad Arezzo.
Abitavo allora in un appartamento che mi era stato affittato da un’amica.

Con la sua autorizzazione decisi di sublocare una parte dell’immobile per condividere le spese e così conobbi un giovane ragazzo che venne ad abitare con me insieme alla sua compagna.
All’epoca non vi trovai nulla di strano.
Era semplicemente una convivenza dettata da esigenze pratiche ed economiche.
Molti anni dopo, però, rincontrai casualmente quel ragazzo.
Durante la conversazione mi fece una confessione che mi lasciò letteralmente senza parole.
Mi riferì infatti che la sua presenza in quell’appartamento non era stata casuale e che sarebbe stato indirizzato a quella convivenza anche allo scopo di riferire periodicamente informazioni riguardanti la mia vita privata al Capo di Gabinetto della Questura di Treviso.
Rimasi ammutolito.
Non tanto per il contenuto della confessione, quanto perché quelle parole sembravano riportare alla luce dubbi, sospetti e interrogativi che avevano accompagnato per anni molte delle vicende che avevo vissuto.
Non possiedo elementi che mi consentano di ricostruire con certezza tutto ciò che accadde in quel periodo.
So però che quella confessione, giunta a distanza di anni, mi costrinse a rileggere molti eventi della mia vita sotto una luce diversa.
Ed è forse per questo che oggi, dopo tanto tempo, continuo a domandarmi:

 

Perché?

 

Per anni considerai certe coincidenze semplici casualità.
Col tempo iniziai a vedere un disegno più ampio

 

2026.06.02 – NOI NON FESTEGGIAMO 80 ANNI DI REPUBBLICA ITALIANA

2 giugno 2026

È proprio così.
Noi Veneti, oggi, non festeggiamo gli 80 anni della Repubblica italiana.
Non intendo cimentarmi in un confronto ideologico o identitario con coloro che si riconoscono nella Nazione italiana.
A loro, tuttavia, ricordo che la libertà di essere ciò che si desidera essere dovrebbe appartenere a tutti, compresi quei Veneti che non si sono mai sentiti italiani.
Il diritto di un Popolo a costituirsi come Nazione fra le Nazioni è riconosciuto dal diritto internazionale quale principio fondamentale di autodeterminazione.
Esso rimane vivo nell’animo e nella coscienza di una cultura millenaria come quella del Popolo Veneto.
Ancora oggi, a nostro avviso, lo Stato italiano continua ad appropriarsi dell’eredità storica e culturale che il Popolo Veneto ha contribuito a costruire nel corso dei secoli.
Un patrimonio che appartiene alla nostra storia, ai nostri eroi, ai nostri esploratori, ai nostri artisti, ai nostri pensatori e a tutti coloro che, nobili o semplici cittadini, hanno lasciato un segno significativo nella storia dell’umanità.
La nostra non è una contrapposizione verso altri Popoli, ma l’affermazione della nostra identità, della nostra memoria storica e del diritto di continuare ad esistere come Popolo e come Nazione, consapevoli delle nostre radici.
Oggi, mentre altri celebrano la Repubblica italiana, noi ricordiamo che la nostra storia non è iniziata nel 1946 e che la coscienza nazionale veneta continua a vivere nel cuore di molti uomini e donne della nostra Terra.
Viva la Republica de Venethia!
E, come gridavano i nostri pari:
PAR TERA, PAR MAR… SAN MARCO!

WSM
Venethia 2 giugno 2026

2026.06.01 – OGGI HO CAPITO ANCORA UNA VOLTA PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO LIBRO

1 giugno 2026

Per molti anni mi sono sentito ripetere che era inutile parlare, inutile denunciare, inutile raccontare, inutile lasciare traccia dei fatti.
Eppure oggi, dopo una vita di battaglie, documenti, ricorsi, delusioni e speranze, alcune delle nostre comunicazioni hanno ricevuto attenzione e riscontro da organismi internazionali.
Non è una vittoria.
Non è un riconoscimento.
È semplicemente la dimostrazione che lasciare traccia dei fatti ha un valore.
È anche per questo che ho deciso di scrivere il mio libro.
Non per cercare vendetta.
Non per convincere qualcuno.
Ma per conservare la memoria di ciò che ho vissuto.
Dall’infanzia alla Polizia di Stato.
Dalle prove più dure della mia vita alla scelta dell’autodeterminazione.
Dalle sconfitte ai momenti in cui ho trovato la forza di rialzarmi.
Perché le persone passano.
Le istituzioni cambiano.
Ma la memoria rimane.
E raccontare la verità della propria vita è forse il più grande atto di libertà che una persona possa compiere.
Forse un giorno queste pagine serviranno anche ad altri per comprendere ciò che abbiamo vissuto.
Per ora rappresentano semplicemente la testimonianza sincera di una vita.

Sergio Bortotto
“LIBERO POPOLO IN LIBERA PATRIA”

NONNA LUCIA – SONO GIÀ PASSATI 62 ANNI

Auguri, Nonna Lucia, per questo tuo nuovo compleanno. Oggi sono ben 62 anni che hai traslocato la tua esistenza e continui a vivere nel Paradiso, insieme ai tuoi antenati e a tutti i tuoi familiari.

Io non ho molti ricordi di te.

Ero ancora molto piccolo: avevo soltanto tre anni quando ci hai lasciati.

Conservo però un’immagine di te molto viva, quella di una donna forte, sicura e determinata.

Ricordo in particolare alcuni momenti trascorsi insieme, seduti a un tavolino del bar di Via Quadri, a Vicenza, con mia madre, il nonno e qualcun altro, oltre a mia sorella e mio fratello.

Ad un certo punto una donna, passando frettolosamente, si mise a urlare.

Stava inseguendo il proprio bambino che, sfuggendole, aveva attraversato la carreggiata e si era seduto proprio al centro dell’incrocio, sulle strisce pedonali, costringendo gli automobilisti ad arrestare prudentemente la marcia.

Fortunatamente tutto si risolse per il meglio e io tornai a gustarmi il gelato e la tua compagnia.

Mi colpì molto la tua fermezza nel sottolineare l’importanza dell’obbedienza agli adulti, che non sempre vietano qualcosa per il semplice desiderio di imporre una regola, ma spesso lo fanno per il bene dei più piccoli, ancora inconsapevoli dei pericoli che li circondano.

Oggi, a distanza di tanti anni, quel ricordo continua ad accompagnarmi e a riportarmi per un attimo accanto a te.

 

ANNO 1978/79 LA SCELTA E L’ARRUOLAMENTO IN POLIZIA

LA SCELTA E L’ARRUOLAMENTO IN POLIZIA

1978/1979

Un giorno, mentre con mio fratello stavo andando a lavorare in una fabbrica ai piedi dei Colli Berici, mi venne prospettata la possibilità di arruolarmi nei Carabinieri.

Non erano anni semplici per scegliere una simile strada.

Appena possibile mi presentai alla caserma di via Muggia, ma il maresciallo addetto era assente e così decisi di tornare in un secondo momento.

Quel giorno, però, qualcosa cambiò.

Andai invece in Questura, a Vicenza, in Contrà San Marco, anche un po’ incoraggiato da un maresciallo della Stradale e affascinato dalla figura del maresciallo di Polizia Zanella, nostro vicino di casa e amico di famiglia.

Ricordo ancora quel primo ingresso.

Eravamo soltanto in due a presentarci.

Dopo un colloquio in ufficio fui accompagnato alla Scuola Allievi Guardie di P.S. di Vicenza e rimasi colpito nel vedere i reparti inquadrati quasi militarmente, con i movimenti scanditi dalla marcia.

In quel momento mi chiesi davvero cosa stessi facendo.

Per un attimo mi tornarono alla mente anche i contrasti vissuti in famiglia, le decisioni prese da altri al mio posto e il mio ritorno a casa dopo la fallimentare esperienza del Seminario.

Eppure, questa volta, decisi di andare avanti.

Aspettai di sostenere le visite e gli esami di ammissione.

Fui inviato a Roma, a Castro Pretorio, presso la caserma del 1° Reparto Celere, non distante dalla stazione centrale.

Superai le visite fisiche e psicoattitudinali.

Ricordo ancora il colloquio con un funzionario che, con tono incoraggiante, mi disse che avrei potuto fare carriera in Polizia.

Parole che allora mi colpirono profondamente.

Ricordo anche alcune prove scritte e di valutazione attitudinale, anche se spesso faticavo a comprendere pienamente la dialettica dell’esaminatore, che parlava con una forte inflessione meridionale.

Alla fine fui accettato.

Iniziň così il mio viaggio.

Durante la notte partimmo con un treno speciale diretto alla Scuola Allievi Guardie di Pubblica Sicurezza di Alessandria, dove avrei iniziato il 70° Corso di addestramento.

Fu proprio durante quel viaggio che conobbi una giovane ragazza francese.

Non ricordo più il suo nome.

Ricordo però il suo sorriso e una lettera che mi inviò durante il periodo trascorso alla scuola.

Poi, di lei, non seppi più nulla.

2026.05.27 – ITALIA … CHE DELUSINE !

27 maggio 2026

forse ci vorebbe anche qui Zorro.

È così che è arrivato il plico degli atti sanitari richiesti all’ULSS 8, relativi al mio ricovero presso l’Ospedale di Vicenza e al successivo trasferimento alla clinica di riabilitazione Villa Margherita, avvenuti alla fine di agosto del 2021.

Ancora una volta mi sono trovato davanti a una procedura lunga, pesante e, almeno per ciò che cercavo, sostanzialmente inutile.

Da oltre ventisei anni tento di ricostruire la mia vita, cercando risposte, documenti, chiarimenti e un riconoscimento che sento di non avere mai realmente ottenuto.

Il plico ricevuto ieri contiene numerosi documenti sanitari, ma non ciò che speravo di trovare per comprendere pienamente determinati passaggi della mia vicenda personale.

Ed è proprio questo che continua ad alimentare in me un profondo senso di sfiducia.

La sensazione è quella di un sistema molto efficiente nel tutelare sé stesso e molto meno capace di aiutare davvero il cittadino quando cerca chiarezza, responsabilità e verità.

Queste sono considerazioni personali, maturate attraverso esperienze vissute direttamente sulla mia pelle nel corso di molti anni.

Non pretendo che tutti condividano il mio punto di vista.

Ma sento il dovere di continuare a raccontare ciò che ho vissuto.

Continuerò comunque a cercare verità, memoria e dignità.

Anche quando tutto sembra costruito per scoraggiare chi pone domande.

2026.05.23 – BUON GIORNO        FANTASIA!

23 maggio 2026

E il tanto agognato caldo sembra essere arrivato… finalmente un po’ di sollievo anche ai problemi delle bollette per il riscaldamento, tra l’altro già spento da un pezzo.

È da oltre ventisei anni che devo fare “i conti della serva” con ciò che rimane nel portamonete o nel mio sguarnito e squallido conto corrente.

Oggi ho aperto gli occhi svegliandomi con un abbaglio affascinante e quel miraggio l’ho salutato come fosse presente, lì accanto a me.

Non voglio indugiare oltre nella sua descrizione.

So bene che un’illusione è spesso soltanto il frutto dei propri desideri… ma sento anche che mi basterebbe questa semplice evidenza e che, in fondo, non sarebbe poi così gravoso aspettarsi un miracolo.

Buon giorno A… mio, ovunque tu sia.

Così come sei ora, ti immagino felice e complice nei miei sogni di momenti sereni rincorsi nel tempo.

Eppure il ricordo di te non è una fantasia abbandonata.

2026.05.20 – OGGI: SI APPUNTO, OGGI!

Spesso s’incontra il proprio destino nella via che s’era presa per evitarlo. (Jean de La Fontaine)

20 maggio 2026
Ci sono giornate che sembrano identiche a molte altre.
Stessi pensieri.
Stesse domande.
Stesse situazioni che ritornano, quasi senza chiedere permesso.
Eppure, a guardarle bene, non sono mai davvero uguali.
Ogni volta portano con sé qualcosa di diverso:
un dettaglio, una sensazione, una consapevolezza nuova, oppure una ferita che ancora non smette di chiedere attenzione.
Mi domando spesso perché certi eventi continuino a ripresentarsi nella vita di una persona.
Forse non è casualità.
Forse non è nemmeno destino nel senso più assoluto del termine.
Forse alcune circostanze ritornano perché la vita insiste nel volerci mostrare qualcosa che ancora non abbiamo compreso fino in fondo.
Ed è qui che nasce la domanda più difficile:
siamo noi a costruire il nostro cammino oppure esiste già una traccia invisibile che ci precede?
Non ho una risposta definitiva.
So però che gli eventi possono attraversarci senza cambiarci … oppure trasformarci profondamente, a seconda dello sguardo con cui decidiamo di viverli.
Forse il destino non è una strada completamente scritta.
Forse è un intreccio continuo tra ciò che accade e ciò che diventiamo mentre lo attraversiamo.
E allora oggi …
sì, proprio oggi …
comprendo che non sempre posso scegliere ciò che arriva nella mia vita, ma posso ancora scegliere il significato che dare a ciò che resta.


spunti tratti da qui  Aforismario® – Sito di riferimento per tutti gli appassionati di aforismi dal 2009

  • Spesso s’incontra il proprio destino nella via che s’era presa per evitarlo. (Jean de La Fontaine)
  • Il destino ha due modi per distruggerci, negare i nostri desideri o realizzarli.
    Henri-Frédéric Amiel, Diario intimo, 1839/81 (postumo, 1976/94)
  • La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino.
    Sergio Bambarén, Il delfino, 1995
  • l destino fa fuoco con la legna che c’è.
    Alessandro Baricco, Castelli di rabbia, 1991
  • Il destino non è una catena ma un volo.
    Alessandro Baricco, Oceano mare, 1993
  • I destini dell’uomo sono come fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezza, lungo facili percorsi.
    Altri passano attraverso mille difficoltà ma arrivano ugualmente al mare.
    La meta finale è per tutti la stessa.
    Romano Battaglia, Il fiume della vita, 1992
  • Un’antica leggenda cinese parla del filo rosso del destino, dice che gli dèi hanno attaccato un filo rosso alla caviglia di ciascuno di noi, collegando tutte le persone le cui vite sono destinate a toccarsi.
    Il filo può allungarsi, o aggrovigliarsi, ma non si rompe mai.
    Jake Bohm (David Mazouz), in Touch, 2012