2026.06.24 – L’OCA GIULIVA

24 giugno 2026
Non voglio dimenticare nemmeno questo episodio.
Qualcuno potrebbe pensare che si tratti soltanto di un rasaerba.
In realtà non è il rasaerba il problema.
Il problema è il rispetto.
Da tempo ho soprannominato questa persona “l’oca giuliva”, non per cattiveria ma per descrivere quell’atteggiamento leggero e superficiale che sembra accompagnare ogni sua azione.
Ad un certo punto ho scoperto che il mio rasaerba era stato portato via senza che io ne fossi stato preventivamente informato e senza che avessi espresso alcun consenso.
Quando ho chiesto semplicemente dove si trovasse, chi lo avesse e presso quale officina fosse stato portato, non ho ricevuto alcuna risposta concreta.
Mi è stato invece risposto:
“Quando è pronto te lo porto, poi non ti disturbo più.”
“Non mi metterò più davanti a te.”
“E soprattutto non ti farò più arrabbiare.”
Parole che non rispondevano alla domanda che avevo posto.
Io non stavo discutendo del nostro rapporto personale.
Non stavo chiedendo scuse.
Non stavo cercando un litigio.
Stavo semplicemente chiedendo dove si trovasse una cosa mia.
Forse è proprio questo che più mi colpisce: la convinzione di poter decidere per gli altri e poi considerare irrilevante il loro diritto di sapere, di scegliere e di essere rispettati.
Con il passare degli anni ho imparato che non tutte le persone comprendono la differenza tra aiutare qualcuno e sostituirsi a lui.
L’aiuto autentico chiede permesso.
L’invadenza decide da sola.
E spesso chi agisce così è sinceramente convinto di fare il bene degli altri.
Ma le buone intenzioni non cancellano la mancanza di rispetto.
Per questo desidero conservare memoria anche di questo episodio.
Non per rancore.
Non per vendetta.
Ma perché le persone si rivelano soprattutto nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nelle attenzioni che hanno o non hanno verso ciò che appartiene agli altri.
Vive immersa nelle proprie convinzioni, al punto da ritenere naturale decidere anche per gli altri. L’approvazione di qualche conoscente sembra bastarle per convincersi di avere sempre ragione, persino quando invade spazi, scelte e diritti che non le appartengono.
Forse non comprende che l’aiuto autentico non consiste nel sostituirsi alle persone, ma nel rispettarle. E il rispetto inizia sempre da una cosa semplice: chiedere il permesso prima di decidere al posto di qualcun altro.

 

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