2026.05.05 – RICORDI DI UN’AGGREGAZIONE AL DISTACCAMENTO DELLA POLIZIA STRADALE DI BRESSANONE – BZ (BRIXEN)

RICORDI DI UN’AGGREGAZIONE AL DISTACCAMENTO DELLA POLIZIA STRADALE DI BRESSANONE – BZ (BRIXEN)
anni 80
Fu per me un periodo significativo.
Per la prima volta mi trovavo a svolgere servizi più specifici, quelli che avevo sempre desiderato affrontare davvero, andando oltre l’ordinario.
Il Maresciallo Paolino — credo si chiamasse così — era un uomo corretto.
Un Comandante esemplare, di quelli che non hanno bisogno di alzare la voce per essere riconosciuti.
Una notte ero di servizio in sede.
Gestivo i contatti radio e telefonici quando notai, su un tavolo, un ammasso disordinato di testi operativi.
Li presi e iniziai a sistemarli, uno per uno, in ordine cronologico.
Un gesto semplice.
Il giorno dopo il Comandante se ne accorse.
Mi fece un elogio.
Non era tanto per quello che avevo fatto.
Era per l’attenzione.
Per il modo di stare nel servizio.
E quello, per me, contava.
Ero stato aggregato lì insieme ad altri colleghi della mia compagnia Celere, per coprire il periodo estivo e permettere agli operatori del distaccamento di usufruire delle ferie.
In quei mesi mi ritrovai a fare servizio di pattuglia in autostrada, da Bressanone fino quasi a Verona.
Altre volte operavamo nelle vie del centro cittadino, in un contesto ordinato, preciso, quasi diverso da tutto ciò che avevo conosciuto fino ad allora.
Ho un ricordo nitido di quel periodo.
Un ricordo positivo.
Ma anni dopo, mentre frequentavo il 2° corso per Sovrintendenti presso l’Istituto di perfezionamento per Ispettori di Nettuno, appresi una notizia che mi colpì profondamente.
Proprio quel Maresciallo…
aveva deciso di porre fine alla propria vita, qualche anno prima, proprio nella medesima caserma, dove ora mi trovavo.
Una scelta maturata — così si diceva — a seguito di gravi difficoltà familiari, legate alla perdita di una figlia.
Un dolore che, evidentemente, aveva superato ogni argine.
Fu un colpo.
Perché dietro la figura del Comandante, dell’uomo equilibrato e presente, c’era una sofferenza che nessuno, almeno in quel periodo, aveva colto fino in fondo.
Un episodio che mi è rimasto dentro.
E che, ancora oggi, mi ricorda quanto spesso ciò che vediamo non è mai tutto