Anni 80
Ricordo anche un altro episodio.
Una sera partii da Vicenza, da casa mia, e presi il treno per Verona.
Mi sedetti nell’ultimo scompartimento dell’ultimo vagone.
Indossavo il cappotto dell’uniforme e avevo in tasca la pistola d’ordinanza, una Beretta modello 51, con caricatore monofilare da otto colpi.
Mi assopii per un attimo.
Poi sentii la porta dello scompartimento aprirsi.
Alzai lo sguardo.
Nel corridoio c’erano due uomini e, tra loro, una donna.
Lei teneva la mano destra dentro la borsetta.
Istintivamente mi alzai, con la mano nella tasca impugnando la pistola d’ordinanza e incrociai i loro sguardi.
Per un attimo ebbi paura.
Non accadde nulla.
Non feci nulla.
E neppure loro.
Dopo qualche istante se ne andarono.
Raggiunsi Verona e mi recai in Prefettura, dove svolsi il servizio notturno insieme a un appuntato di origine slovena, se non ricordo male.
Secondo me erano gli stessi individui che ho incrociato e descritto in un precedente episodio.