2026.04.02 – MEMORIE NON SOLO DI POLIZIA

2 aprile 2026
Tempo fa, quando ero ancora in servizio in Polizia, un esorcista – credo Monsignor Magaton, incaricato dal Vescovo – dopo numerosi rituali mi disse che non ero impossessato, ma vessato dal demonio.
Ricordo che una notte gli portai un rosario spezzato in tre parti.
Era fatto di petali di rosa.
Lo avevo lasciato intatto sul comodino.
Quella notte fu diversa.
Come se una tempesta infuriasse.
Mi alzai più volte, ma oltre i vetri non c’era nulla:
né vento, né pioggia.
Solo dentro.
All’alba, il telefono sul comodino squillò.
Una voce di donna, agitata:
“Ma… ma… ma come!”
Poi il silenzio.
E vidi anche quelle che allora chiamai “larve”:
ammassi scuri, veloci, che attraversavano le stanze.
Avevo preso quell’appartamento da pochi giorni.
Lo lasciai poco dopo.
Il proprietario non lo avevo mai visto.
Solo sentito al telefono.
Viveva in Calabria.
La stessa terra da cui ero appena stato trasferito alla Questura di Treviso.
Era il 1989.
Un anno pesante.
Gravoso.
Di quello, per ora, non voglio parlare.

Eppure, non basta.