2026.03.22 – QUELLO CHE RESTA NEL SILENZIO

22 marzo 2026

Una riflessione nata nella notte, tra silenzio, memoria e presenza.

Sono le ore 01:41 di questa notte del 22 marzo 2026.

Sono nella mia macchina insieme al mio R… stavo scrivendo “il mio Rufus”, quando mi ha lasciato nel 2017, ma che sento talvolta ancora presente.

Ciao Rufus, cagnone mio…

non me ne volere, Black. Ti voglio molto bene e ti sono grato per la tua presenza.

Sei qui, al mio fianco, nonostante la mia limitata capacità motoria.

Tu, pazientemente, resti… e non mi rinfacci ciò che, in questo momento, ti sto negando.

La notte è buia.

Il cielo è scuro, privo di luna e di stelle.

Ogni tanto lascia cadere poche gocce di pioggia.

Il silenzio è assordante, solido, penetrante.

Le luci artificiali di qualche faro nei parcheggi infastidiscono lo sguardo e limitano l’abitudine dei miei occhi a una realtà che mi circonda e sembra assorbirmi nel suo stesso buio.

I pensieri corrono veloci, come in un caleidoscopio di immagini riflesse dalla memoria più profonda.

Allontanano anche i ricordi degli ultimi anni, quasi a voler sfuggire al peso del vissuto.

Adesso sono le 03:26.

Ho acceso la radio: prima Radio 24, poi Radio Capital, Radio 105, Radio Freccia, Radio Marilù… e infine Radio Maria.

Qui si prega il Rosario, seguito da un commento sul significato della preghiera fatta con volontà.

Anche queste parole tornano sul senso della vita, ricordandoci che siamo qui solo di passaggio.

Spengo la radio.

Penso ai racconti di esperienze di pre-morte, le cosiddette NDE, ascoltate poco prima sui social.

Forse è la notte che ispira certe riflessioni… ma anche da quei contenuti mi allontano presto.

Non ho bisogno di convincermi della continuità della vita oltre questa esistenza.

E mi accorgo di non condividere certi sensazionalismi con cui queste esperienze vengono raccontate.

Il mio vissuto, anche in questo, non ha avuto nulla di sensazionale.

È stata un’esperienza silenziosa, ma capace di cambiare profondamente la vita interiore.

Ha risvegliato ricordi lontani, dell’infanzia e della giovinezza…

e oggi mi porta forse a riconoscere in me una sensibilità diversa, più trattenuta… forse irrigidita.