18 giugno 2026
Anche oggi la vita mi ha regalato una lezione che non avrei voluto ricevere.
Mi trovavo al bar per bere un caffè quando sono stato involontariamente coinvolto nei discorsi di alcuni clienti che, a voce piuttosto alta, parlavano delle cure biologiche suggerite da una dottoressa biologa, esaltandone i benefici. 
Confesso che l’argomento mi ha infastidito.
Forse per la mia esperienza personale, forse per la sofferenza che continuo a vivere ogni giorno, fatto sta che ho semplicemente borbottato tra me e me il mio disappunto, senza rivolgermi a nessuno, senza interrompere alcuna conversazione e senza contestare direttamente chi stava parlando.
Non immaginavo che quel semplice gesto avrebbe provocato una reazione tanto accesa.
La barista, che conosco da tempo e che so chiamarsi Roberta, è intervenuta rimproverandomi e accusandomi di voler impedire agli altri di esprimersi.
Un’accusa che mi è sembrata del tutto incomprensibile.
Come avrei potuto impedire a qualcuno di parlare se non stavo nemmeno partecipando alla conversazione?
La situazione è poi degenerata ulteriormente, fino al punto di sentirmi ripetere più volte, a voce alta, la frase: «Non sei nessuno».
Una frase che considero profondamente irrispettosa, soprattutto quando viene pronunciata davanti ad altre persone.
Ciò che più mi ha colpito non è stato il disaccordo.
Ognuno ha diritto alle proprie opinioni.
Mi ha colpito invece la facilità con cui alcune persone si sentono autorizzate a umiliare gli altri soltanto perché questi manifestano, magari anche solo con un’espressione o un borbottio, un pensiero diverso dal loro.
Forse la lezione di oggi è che la confidenza non sempre coincide con il rispetto.
E quando il rispetto viene meno, anche la confidenza si rivela mal riposta.