Di Fra Claudio, frate francescano morto nel 1947 e oggi già Beato, avevo conosciuto la figura attraverso le sue memorie, grazie a monsignor Oreste Nespolo, parroco di Santa Lucia di Piave, confessore del Papa, e anche attraverso mio cugino Claudio, sua madre e un’altra zia, che vivevano in quella stessa parrocchia.
Questa esperienza iniziò una domenica mattina, nelle primissime ore dell’alba.
Fui svegliato da un suono insolito, inaspettato: una suoneria telefonica.
Insolito, perché in casa non avevo telefoni. Aprii gli occhi e intravidi, in penombra, la sagoma di una figura ai piedi del letto.
Era un frate.
Il volto era solo in parte visibile, quasi celato. Compresi più tardi che anche questa era una caratteristica del Beato Fra Claudio: per umiltà, non si lasciava riconoscere pienamente per ciò che era.
Quella presenza non mi incuteva timore. Ero tranquillo. Mi invitò a seguirlo.
Come dentro un sogno lucido, mi ritrovai accompagnato in uno scantinato, o forse in una grotta, dove vi erano alcune persone avvolte in tuniche scure, con cappucci calati sul capo. Di nessuna riuscivo a vedere il volto.
Al centro della stanza vi era un tavolo, e sopra di esso un braciere con un piccolo fuoco acceso.
Fra Claudio, alle mie spalle, allungò il braccio destro e mi indicò una figura proprio davanti a me.
Fissai meglio lo sguardo e, non so come, riuscii a riconoscere quel volto oltre il cappuccio. Era un collega della Polizia, un funzionario, che nel recente passato avevo avuto occasione di rincontrare.
Poco dopo entrò in quel luogo un vecchio, anch’egli vestito di scuro e col capo coperto, ma con il cappuccio portato in modo da lasciare intravedere il volto, segnato dall’età.
Accortosi della mia presenza, mi si rivolse con tono duro, quasi imperioso, e mi disse:
“Ma ancora non ti è bastato?”
Subito Fra Claudio posò una mano sulla mia spalla destra e mi invitò a recitare il Padre Nostro, la preghiera insegnata da Gesù.
La recitammo insieme.
In quell’istante si levò una molteplice lamentela, confusa e crescente, fino a raccogliersi in un grido vibrante:
“No!”
Subito dopo, una fiamma potente si alzò dal braciere e avvolse quei figuri, bruciandoli.
Mi ritrovai all’improvviso di nuovo nel mio letto, scosso per quanto avevo vissuto.
Cercai con lo sguardo il frate che era venuto a visitarmi, ma sentii dentro di me come un’esortazione precisa: andare a Messa.
Quella domenica, il Vangelo parlava proprio di Gesù che insegnava agli Apostoli il Padre Nostro.
Non so spiegare fino in fondo quel collegamento.
So soltanto che, in quel momento, davanti a quella Parola, mi tornò alla mente quella figura, quel nome, quel ricordo.
E sentii che non era stato casuale