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2026.06.19 – DEVO REAGIRE

MI DA BOCIA

19 giugno 2026
Oggi è una giornata particolarmente calda.
Anche Black ne risente e devo tenere la porta di casa chiusa per poter utilizzare il deumidificatore senza disperdere inutilmente l’aria trattata.
A dire il vero, però, sono in difficoltà anch’io.
Dopo il ricovero e le conseguenze che ancora avverto nella deambulazione e nella motricità della mano sinistra, mi rendo conto che non posso limitarmi ad aspettare che il tempo faccia il suo corso.
Devo reagire.
Per questo sono riuscito a concordare un appuntamento presso uno studio fisioterapico vicino a casa.
Il costo non è indifferente, circa ..,.. euro a seduta, soprattutto considerando la mia situazione economica, ma credo sia necessario tentare tutto ciò che può aiutarmi a recuperare parte dell’autonomia perduta.
Non so quali risultati riuscirò ad ottenere, ma so che arrendersi non è mai stata una delle mie abitudini.
Un passo alla volta.
Come faccio ogni giorno.

2026.06.18 – QUANDO LA CONFIDENZA È MAL RIPOSTA

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18 giugno 2026
Anche oggi la vita mi ha regalato una lezione che non avrei voluto ricevere.
Mi trovavo al bar per bere un caffè quando sono stato involontariamente coinvolto nei discorsi di alcuni clienti che, a voce piuttosto alta, parlavano delle cure biologiche suggerite da una dottoressa biologa, esaltandone i benefici.
Confesso che l’argomento mi ha infastidito.
Forse per la mia esperienza personale, forse per la sofferenza che continuo a vivere ogni giorno, fatto sta che ho semplicemente borbottato tra me e me il mio disappunto, senza rivolgermi a nessuno, senza interrompere alcuna conversazione e senza contestare direttamente chi stava parlando.
Non immaginavo che quel semplice gesto avrebbe provocato una reazione tanto accesa.
La barista, che conosco da tempo e che so chiamarsi Roberta, è intervenuta rimproverandomi e accusandomi di voler impedire agli altri di esprimersi.
Un’accusa che mi è sembrata del tutto incomprensibile.
Come avrei potuto impedire a qualcuno di parlare se non stavo nemmeno partecipando alla conversazione?
La situazione è poi degenerata ulteriormente, fino al punto di sentirmi ripetere più volte, a voce alta, la frase: «Non sei nessuno».
Una frase che considero profondamente irrispettosa, soprattutto quando viene pronunciata davanti ad altre persone.
Ciò che più mi ha colpito non è stato il disaccordo.
Ognuno ha diritto alle proprie opinioni.
Mi ha colpito invece la facilità con cui alcune persone si sentono autorizzate a umiliare gli altri soltanto perché questi manifestano, magari anche solo con un’espressione o un borbottio, un pensiero diverso dal loro.
Forse la lezione di oggi è che la confidenza non sempre coincide con il rispetto.
E quando il rispetto viene meno, anche la confidenza si rivela mal riposta.

 

 

 

 

3036.06.15 – GLORIOSA PRODUZIONE E TESTARDA INDIPENDENZA

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15 giugno 2026

Grazie Matteo, mi colpisce molto il modo in cui presenti quest’auto.

Non è tanto la TVR in sé a catturare la mia attenzione, quanto il modo in cui tu la racconti.

[1]

Quando parli di “gloriosa produzione” e soprattutto di “testarda indipendenza”, in realtà stai parlando di qualcosa che va oltre l’automobile.

Stai parlando di una realtà che ha scelto di rimanere sé stessa, senza piegarsi alle logiche del mercato, alle mode del momento o all’omologazione industriale.

Mi sembra di riconoscermi proprio in questo concetto.

Una TVR non è una Ferrari costruita per piacere a tutti. Non è una Porsche progettata per essere perfetta.

È un’auto che conserva difetti, carattere, personalità e una forte identità britannica.

È il fascino delle realtà che non accettano di essere normalizzate.

Per questo, Matteo, riesci a essere convincente: non vendi semplicemente un’automobile, ma racconti una storia.

Mi fai percepire che dietro quell’oggetto esistono persone, idee, scelte coraggiose e una certa ostinazione nel rimanere fedeli a sé stessi.

A dirla tutta, la frase:

“gloriosa produzione e testarda indipendenza”

potrebbe quasi essere applicata anche a molte delle cose che ho cercato di costruire nella mia vita.

Non perché siano la stessa cosa, ma perché il valore evocato è simile: continuare a esistere secondo la propria identità anche quando sarebbe più facile conformarsi.

[2]

2026.06.15 – DOPO LA TEMPESTA

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15 giugno 2025

Dopo le incomprensioni e le discussioni di questi ultimi giorni, oggi ha fatto ritorno non soltanto il rasaerba che aveva dato origine alla controversia, ma soprattutto la persona con la quale quella controversia era nata.

Non posso dire che l’incontro sia stato particolarmente semplice o privo di tensioni, ma c’è stata una reciproca presa d’atto di quanto accaduto e, soprattutto, la volontà di provare ad andare avanti in modo migliore.

A beneficiarne per primo è stato certamente Black, che oggi ha potuto godersi una bella passeggiata nei campi di Nonno Andrea, quasi a suggellare una ritrovata armonia.

La vita ci mette spesso davanti a momenti di incomprensione.

A volte basta poco perché nascano contrasti; molto più difficile è trovare la disponibilità ad ascoltarsi e a riprendere il cammino con maggiore consapevolezza.

Speriamo bene.

2026.06.14 – IL RISPETTO A SENSO UNICO

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14 giugno 2026
Con il passare degli anni ho imparato che non tutte le relazioni umane sono uguali.
Esistono persone con le quali bastano pochi istanti per trovarsi in sintonia.
Non perché si condivida tutto o si sia sempre d’accordo, ma perché esiste un rispetto reciproco.
Si ascolta e si viene ascoltati.
Si parla e si viene compresi.
Si può persino discutere animatamente senza perdere la stima reciproca.
Con queste persone il dialogo è naturale, quasi spontaneo.
Non ci si sente costretti a difendere continuamente la propria dignità, la propria intelligenza o le proprie intenzioni.
Poi esistono altre relazioni.
Relazioni nelle quali il rispetto sembra procedere in una sola direzione.
Tu devi comprendere.
Tu devi giustificarti.
Tu devi tollerare.
Tu devi spiegare ancora e ancora ciò che pensi, ciò che provi e persino ciò che hai realmente detto.
Accade allora una cosa strana.
Non ci si sente arricchiti dal rapporto umano.
Ci si sente costretti a regredire.
Non sul piano culturale o intellettuale, ma su quello umano.
Si torna continuamente a spiegare principi che dovrebbero essere già chiari tra persone che si rispettano reciprocamente.
Con il tempo questa dinamica stanca.
Non perché si pretenda di avere sempre ragione.
Ma perché si desidera essere ascoltati per ciò che si è realmente e non per ciò che altri immaginano o attribuiscono.
Forse il rispetto autentico non consiste nel pensare tutti allo stesso modo.
Consiste nel riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso, di esprimere il proprio pensiero e di essere giudicato per ciò che ha realmente detto e fatto, non per ciò che altri presumono.
Quando questo accade nasce la fiducia.
Quando manca, resta soltanto un rispetto a senso unico.
E il rispetto a senso unico, prima o poi, finisce per consumare ogni relazione.

Non mi ferisce il dissenso.
Mi ferisce il mancato sforzo di comprendere ciò che sto cercando di esprimere.

Le relazioni migliori non sono quelle in cui si è sempre d’accordo.
Sono quelle in cui esiste il reciproco sforzo di comprendere il significato delle parole dell’altro prima di giudicarle.

2026.06.24 – L’OCA GIULIVA

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24 giugno 2026
Non voglio dimenticare nemmeno questo episodio.
Qualcuno potrebbe pensare che si tratti soltanto di un rasaerba.
In realtà non è il rasaerba il problema.
Il problema è il rispetto.
Da tempo ho soprannominato questa persona “l’oca giuliva”, non per cattiveria ma per descrivere quell’atteggiamento leggero e superficiale che sembra accompagnare ogni sua azione.
Ad un certo punto ho scoperto che il mio rasaerba era stato portato via senza che io ne fossi stato preventivamente informato e senza che avessi espresso alcun consenso.
Quando ho chiesto semplicemente dove si trovasse, chi lo avesse e presso quale officina fosse stato portato, non ho ricevuto alcuna risposta concreta.
Mi è stato invece risposto:
“Quando è pronto te lo porto, poi non ti disturbo più.”
“Non mi metterò più davanti a te.”
“E soprattutto non ti farò più arrabbiare.”
Parole che non rispondevano alla domanda che avevo posto.
Io non stavo discutendo del nostro rapporto personale.
Non stavo chiedendo scuse.
Non stavo cercando un litigio.
Stavo semplicemente chiedendo dove si trovasse una cosa mia.
Forse è proprio questo che più mi colpisce: la convinzione di poter decidere per gli altri e poi considerare irrilevante il loro diritto di sapere, di scegliere e di essere rispettati.
Con il passare degli anni ho imparato che non tutte le persone comprendono la differenza tra aiutare qualcuno e sostituirsi a lui.
L’aiuto autentico chiede permesso.
L’invadenza decide da sola.
E spesso chi agisce così è sinceramente convinto di fare il bene degli altri.
Ma le buone intenzioni non cancellano la mancanza di rispetto.
Per questo desidero conservare memoria anche di questo episodio.
Non per rancore.
Non per vendetta.
Ma perché le persone si rivelano soprattutto nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nelle attenzioni che hanno o non hanno verso ciò che appartiene agli altri.
Vive immersa nelle proprie convinzioni, al punto da ritenere naturale decidere anche per gli altri. L’approvazione di qualche conoscente sembra bastarle per convincersi di avere sempre ragione, persino quando invade spazi, scelte e diritti che non le appartengono.
Forse non comprende che l’aiuto autentico non consiste nel sostituirsi alle persone, ma nel rispettarle. E il rispetto inizia sempre da una cosa semplice: chiedere il permesso prima di decidere al posto di qualcun altro.

 

2026.06.12 – NON TUTTO L’AIUTO È DAVVERO AIUTO

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12 giugno 2026

Ci sono momenti nella vita in cui si ha bisogno di una mano.

L’età avanza, le forze non sono più quelle di un tempo, le difficoltà economiche si fanno sentire e alcune incombenze quotidiane diventano più faticose da affrontare da soli.

In queste circostanze si apprezza profondamente chi si rende disponibile ad aiutare.

Ma con il passare del tempo ho imparato una cosa importante: aiutare qualcuno non significa sostituirsi a lui.

L’aiuto autentico nasce dall’ascolto, dal rispetto e dalla comprensione delle reali necessità dell’altra persona.

Talvolta, invece, accade che chi desidera aiutare finisca per decidere al posto di chi viene aiutato, convinto di sapere cosa sia meglio fare.

Si acquistano cose non richieste, si prendono iniziative non concordate, si modificano abitudini e scelte che appartengono alla sfera personale di qualcun altro.

Le intenzioni possono essere anche buone, ma il risultato non sempre lo è.

La libertà non consiste soltanto nel poter fare ciò che si desidera.

La libertà consiste anche nel vedere rispettate le proprie decisioni, soprattutto all’interno della propria casa e della propria vita.

Per questo credo che il vero aiuto non sia quello che si impone, ma quello che si offre con discrezione.

Non quello che sostituisce, ma quello che sostiene.

Non quello che decide, ma quello che accompagna.

Forse è proprio questa la forma più alta di rispetto che possiamo dimostrare a chi ci sta accanto.
A  volte mi sono chiesto perché certi aiuti, pur animati da buone intenzioni, finiscano per generare disagio invece che sollievo.

Forse perché ogni persona ha bisogno di conservare la propria autonomia, la possibilità di decidere per sé stessa e di affrontare la propria vita secondo i propri tempi e le proprie priorità.
Quando qualcuno interviene senza ascoltare o senza chiedere, può nascere la sensazione di non essere compresi, o peggio ancora di non essere considerati capaci di provvedere a sé stessi.
Allo stesso tempo, credo che chi offre un aiuto non richiesto raramente agisca con cattiveria.
Spesso vi è il desiderio sincero di rendersi utile, di risolvere un problema o di alleggerire il peso di una difficoltà.

Forse il punto di equilibrio sta proprio qui: aiutare senza invadere, sostenere senza sostituirsi, esserci senza pretendere di decidere.
È una lezione che la vita mi ha insegnato più volte e che ancora oggi continuo ad imparare.

ho il coraggio di dire NO !

 

2026-06-09 – A DISTANZA DI 26 ANNI CERCO ANCORA LE MIE CARTE

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9 giugno 2026
Non mi arrendo.
Il 9 giugno 2026 ho inviato una richiesta formale al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per ottenere copia della documentazione relativa alla mia carriera nella Polizia di Stato.
Non chiedevo favori, né privilegi.
Chiedevo semplicemente di poter accedere agli atti che riguardano la mia stessa vita professionale: il foglio matricolare, lo stato di servizio, i procedimenti disciplinari, le contestazioni di addebito, i provvedimenti che hanno segnato la mia carriera e, infine, la mia destituzione.
A distanza di oltre venticinque anni dai fatti, mi trovo ancora nella condizione di dover ricostruire pezzo dopo pezzo la mia storia attraverso documenti che avrebbero dovuto essere sempre accessibili al diretto interessato.
Forse quelle carte confermeranno le mie convinzioni.
Forse le smentiranno in parte.
Non lo so.
So soltanto che nessuno dovrebbe essere costretto a cercare per decenni la documentazione che riguarda la propria vita.
Per questo motivo ho deciso di chiedere nuovamente accesso agli archivi.
Non per vendetta.
Non per ottenere riconoscimenti.
Ma per il semplice diritto di conoscere la verità documentale della mia storia.

 

2026.06.09 – COSA MI RISERVA IL FUTURO?

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9 giugno 2026
Anche questa è una domanda che mi pongo spesso.
Cosa mi riserva il futuro prossimo venturo.
Ho un po’ di timore, in effetti, di rimanere in balia dei miei limiti, di non avere più la capacità di discernimento, di non godere ancora della mia indipendenza motoria e nemmeno della necessaria indipendenza economica.
Ma ciò che più mi pesa è la solitudine che da tempo accompagna le mie giornate.
Sono scoraggiato dalla pretesa di certe conoscenze che mi assistono quando possono o quando vogliono, ma che non risparmiano la loro acidità quando rifiuto metodi e modi di fare che non mi appartengono e che considero offensivi della mia dignità.
Già, invecchiare è un problema.
Invecchiare da soli è certamente più difficile.
Eppure, nonostante tutto, ogni mattina continuo ad alzarmi, a pensare, a scrivere, a cercare un senso nel cammino percorso e in quello che ancora mi resta davanti.
Forse il futuro non è ciò che ci aspetta domani.
Forse il futuro è ciò che scegliamo di essere oggi, nonostante le nostre paure.

2026.06.08 – OSTACOLI A NON FINIRE PER ESSERE COLLEGATO IN INTERNET

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8 giugno 2026
Non nascondo la mia crescente esasperazione per i continui problemi di collegamento ad internet che da tempo stanno ostacolando il mio lavoro quotidiano.
Dopo aver rinunciato alla sede operativa del MLNV, gravata da costi di affitto ormai insostenibili, ho trasferito tutta l’attività presso la mia abitazione, confidando di poter lavorare con maggiore serenità e continuità.
Eppure, da quel momento, si sono ripresentati problemi che pensavo di essermi lasciato alle spalle. Nella precedente sede i disservizi erano attribuiti al gestore utilizzato allora; oggi, pur avendo una diversa connessione tramite EOLO, mi ritrovo a fare i conti con interruzioni, rallentamenti e difficoltà che compromettono la mia operatività.
Fino a poco tempo prima del trasferimento non avevo mai riscontrato particolari problemi di linea nella mia abitazione. Per questo motivo non posso fare a meno di interrogarmi sulle coincidenze che stanno caratterizzando questo periodo.
Non dispongo degli elementi tecnici necessari per stabilire con certezza le cause di quanto sta accadendo, ma resta il fatto che questi continui disservizi incidono pesantemente sulla mia attività, limitando la possibilità di comunicare, lavorare e mantenere i contatti necessari alle iniziative che porto avanti quotidianamente.
Di fronte all’ennesima interruzione, sto seriamente valutando di cambiare gestore, nella speranza di trovare finalmente un servizio stabile ed affidabile.
Forse si tratta soltanto di problemi tecnici.
Forse no.
Di certo c’è soltanto una cosa: quando gli ostacoli si ripetono nel tempo e assumono sempre nuove forme, è difficile non interrogarsi sul loro reale significato.
Anche il contestuale problema della polizza assicurativa dell’immobile locato costituisce un fatto certo: dopo aver comunicato che avrei provveduto autonomamente alla copertura assicurativa tramite un broker di mia fiducia, la proprietaria dell’immobile mi ha confermato di essere stata contattata dall’agenzia immobiliare e informata della mia decisione.
Perché tanta intraprendenza da parte dell’agenzia immobiliare su questioni che non le competono?
Perché, inoltre, pretende da me la prova della verifica della caldaia, quando è noto che il gas mi venne tolto anni fa e non è mai stato ripristinato?
Ricordo perfettamente il giorno in cui venne interrotta la fornitura del gas alla mia abitazione.
In quel periodo lavoravo presso il centro commerciale di Villorba e, proprio quel giorno, fui trattenuto più a lungo del previsto da alcuni appartenenti alla Questura di Treviso.
Quando rientrai a casa, scoprii che nel frattempo era stato eseguito il distacco dell’impianto.
A distanza di anni continuo a ricordare quella coincidenza come uno degli episodi che più mi hanno fatto riflettere.
Non ho mai dimenticato il susseguirsi degli eventi di quella giornata e il dubbio che mi accompagnò allora continua ad accompagnarmi ancora oggi.
Anche il contestuale problema della polizza assicurativa dell’immobile locato costituisce un fatto certo: dopo aver comunicato che avrei provveduto autonomamente alla copertura assicurativa tramite un broker di mia fiducia, la proprietaria dell’immobile mi ha confermato di essere stata contattata dall’agenzia immobiliare e informata della mia decisione.
Perché tanta intraprendenza da parte dell’agenzia immobiliare su questioni che non le competono?
Perché, inoltre, pretende da me la prova della verifica della caldaia, quando è noto che il gas mi venne tolto anni fa e non è mai stato ripristinato?
Ricordo perfettamente il giorno in cui venne interrotta la fornitura del gas alla mia abitazione.
In quel periodo lavoravo presso il centro commerciale di Villorba e, proprio quel giorno, fui trattenuto più a lungo del previsto da alcuni appartenenti alla Questura di Treviso.
Quando rientrai a casa, scoprii che nel frattempo era stato eseguito il distacco dell’impianto.
A distanza di anni continuo a ricordare quella coincidenza come uno degli episodi che più mi hanno fatto riflettere.
Non ho mai dimenticato il susseguirsi degli eventi di quella giornata e il dubbio che mi accompagnò allora continua ad accompagnarmi ancora oggi.
A distanza di anni continuo a ricordare quella coincidenza come uno degli episodi che più mi hanno fatto riflettere.
Non ho mai dimenticato il susseguirsi degli eventi di quella giornata e il dubbio che mi accompagnò allora continua ad accompagnarmi ancora oggi.
Che conclusioni dovrei trarre da tutto questo?
Non lo so.
So però che, nel corso della mia vita, ho imparato a non ignorare le coincidenze quando si ripetono con ostinazione.
Forse ogni singolo episodio, preso isolatamente, può trovare una spiegazione semplice e razionale.
Ma quando gli ostacoli sembrano presentarsi puntualmente ogni volta che si cerca di andare avanti, quando problemi apparentemente diversi finiscono per produrre sempre lo stesso risultato, diventa inevitabile porsi delle domande.
Non pretendo che altri condividano le mie conclusioni.
Mi limito ad osservare ciò che ho vissuto, ciò che ho visto accadere e ciò che continuo a vedere accadere ancora oggi.
Per il resto, lascio a ciascuno la libertà di giudicare secondo coscienza.